Sopravvivere creando uno scudo emotivo. Articolo di Eden 1987.

Pensavo che studiare mi avvrebbe resa intelligente e libera. Sin da piccola avevo preso consapevolezza che i libri mi avvrebbero dato quello che nella realta non riuscivo a trovare. Mi nutrivo di sapere e presi cosi tanto piacere dallo studio che la mia vita quotidiana non mi appagava piu. Ma nessuno, veddendo la mia fame di sapere mi aveva detto che essere intelligenti significa avvere oltre le conoscenza anche la capacita di un intelligenza emotiva. Solo adesso alla soglia dei 30′ anni ho preso coscenza che è proprio quella a guidare le mie scelte ed è quella che va ad influenzare il modo in cui gestisco i miei comportamenti. Guida le decisioni di natura personale e sociale. Paradossalmente pero , indipendentemente da quando essa e cosi importante, la sua natura intangibile lo rende cosi difficile da misurare e di conseguenza cosi difficile da migliorare. Io persona debole , piena di paura e insicurezza, guidata principalmente dalla mia parte emotiva e non quella razionale sono l’esempio tipico di una persona con bassa intelligenza emotiva. Nulla in questa vita succede per caso , e doveva essere proprio una delusione grande a farmi dare coscenza della mia scarsa intelligenza emotiva.Una persona emotivamente intelligente sa padroneggiare le proprie emozioni e non si sarebbe trovata impreparata alle delusioni. Essa è capace ad addattarsi ai cambiamenti ed essere flessibile, non si sarebbe paralizzata dalla paura di perdere. Non abbaserebbe la propria autostima sotto zero perche alcune cose l’hanno ferita, perche ha una chiara idea di se stessa.Per creare un scudo emotivo basterebbe a volte dire di no, a trasformare gli errori in pillole di miglioramento. Equilibrare il dare con l’avere come si fa nella partita doppia in ragioneria(si, come ho studiato economia), anche se a volte una persona con bassa intelligenza emotiva cerca di dare e dare senza ricevere. Creare uno scudo non significa allontanare le persone, significa tener la giusta distanza(come i porcospini).

La Scrittura come terapia! Di Mocerino Rita.

Cari lettori, care lettrici, vi parliamo spesso di storie da leggere, ma in questo articolo voglio parlarvi invece
di storie da scrivere. Le nostre giornate, il nostro impegno nel lavoro, le nostre relazioni amorose, possono
riassumersi ed essere considerate delle storie o, come ci ha insegnato Instagram, delle Stories. Ma bando a
ciò che va più di moda, rischiando perfino di essere considerati démodé, noi che siamo amanti della parola
scritta, ci concentreremo appunto su questa. Si, perché, diversi studi hanno confermato che scrivere aiuta a
metabolizzare il dolore e a controllare gli stati d’ansia, a curare crisi di coppia e a migliorare la qualità della
vita di chi è affetto da malattie croniche. A quanto pare mettere nero su bianco le nostre sensazioni e le
nostre emozioni ci aiuta a concretizzare ciò che stiamo vivendo e in un certo senso a ‘digerirlo’. Il più delle
volte infatti non ci rendiamo conto che accumulare o (peggio) ignorare certe situazioni che ci fanno soffrire
può essere solo malsano. Sottovalutare il proprio dolore porta alla poca autostima, la poca autostima porta
alla chiusura, la chiusa porta alla Depressione. Ed ecco una parola che fa così paura che quasi non si dice ad
alta voce! Eppure, chi la vive sa benissimo com’è l’Inferno che lo sta soffocando, e quanto questo sia
invisibile agli occhi di chi lo circonda. Ma scrivere stana dal suo nascondiglio questo mostro nero, lo scopre
e lo mette a nudo. Così la scrittura ci dona, se solo le dessimo una chance, di scoprire parti di noi che non
pensavamo neppure di avere. È un’esplorazione di noi stessi, del nostro io più profondo, che spesso ci parla
e che ancora più frequentemente ignoriamo. Tornare quindi al Caro Diario, quello fatto di pagine vere, di
copertine firmate e righe scarabocchiate, quello che da piccoli nascondevamo nel cassetto della biancheria
intima, forse ci porterebbe più benefici che scrivere invece di noi stessi sui Social. Infondo, anche se quei
diari erano spesso accessoriati di lucchetti dalla dubbia funzionalità, non ci deludevano mai: erano capaci di
costudire diligentemente i nostri segreti, i nostri pensieri profondi e i sogni più preziosi, lì dove nessuno li
poteva giudicare o commentare. Ma ovviamente non è necessario tornare per forza all’inchiostro, per
quanto il vintage sia in voga, anche un bel foglio virtuale può aiutare. Perché allora non provare? Perché
non fare un passo indietro e tornare a scrivere parole senza che siano per forza precedute dagli hashtag?
Potreste scoprire il piacere di comporre frasi per raccontare qualcosa che invece di compiacere gli altri,
edifichi voi stessi. Ma se avete ancora dei dubbi in merito, può aiutarvi il libro di Elizabeth Maynard
Schaefer, pubblicato nel 2008, intitolato “Writing Through the Darkness: easing your depression with
paper and pen”, tradotto, Scrivere attraverso il buio: allevia la depressione con carta e penna.

LEGGERE E CONDIVIDERE: SCOPRIAMO INSIEME I GRUPPI DI LETTURA di Mocerino Rita

BookClub-678x381.pngParliamo di gruppi sociali, più nello specifico, di gruppi di lettura! Cos’è un gruppo di lettura? Semplice: gente che si incontra nel tempo libero per discutere di libri, penserete. Ma in realtà dietro questa definizione minimalista c’è tutto un mondo da scoprire.

Non è ancora ben chiaro quali siano le origini di questo poco conosciuto aggregante sociale, tuttavia il dove e il quando diventa irrilevante di fronte all’allettante possibilità di sgranocchiare dolcetti in allegra compagnia, con un bel libro da raccontare tra le mani. Infatti se volete un hobby che non vi costringa a sudare, che non sia dispendioso economicamente, che vi dia la scusa per mangiare dolci e sorseggiare the, e che vi permetta di condividere la vostra passione per la lettura, bè, questo impegno potrebbe diventare per voi un rifugio felice nel quale trovare un po’ di sollievo dalla solita stressante routine. Allora da dove iniziare? Prima di tutto, se conoscete molte persone che come voi amano leggere, potete partire proprio da loro e creare il vostro gruppo. Se invece non vi viene in mente proprio nessuno a cui possa piacere questo genere di attività, tranquilli, ci sono i social! Infatti su Facebook basta cercarli con l’acronimo GdL per avere a disposizione un elenco assortito con tante città di riferimento tra cui scegliere. Ed ecco un altro lato positivo: vi siete fatti nuovi amici!
Ok, una volta scelto o creato il vostro gruppo di lettura, ecco cosa dovete fare:

  •  scegliete un luogo dove incontrarvi; potrà essere un accogliente salotto di casa, oppure una biblioteca, o anche (se il tempo lo permette) un gazebo in un parco. Dopodiché bisogna stabilire delle semplici regole che favoriscono la condivisione e il dialogo, come ad esempio il rispetto dei reciproci tempi di lettura, tempi di esposizione, idee politiche, religiose ecc. ecc. Tutto questo per favorire il confronto evitando però le baruffe, le tirate di capelli e cose simili.
  •  stabilite le linee guida per il quieto vivere, bisogna scegliere il libro da mettere in esame: questo significa che una qualsiasi persona del gruppo può proporre un libro e dovrà esporre agli altri tutti i buoni motivi per cui l’ha scelto come libro del mese.
  • scegliere insieme un tema comune (esempio: violenza domestica, amicizia uomo donna, disoccupazione e così via), e individualmente leggere un libro che riguardi quel tema. Il lasso di tempo che si ha a disposizione per finire il libro è di solito un mese, ma ovviamente si dovrà stabilire all’unanimità anche questo.
  • Ultima cosa, tuttavia importante, non dimentichiamo le leccornie! E quindi far sì che ad ogni incontro ci sia sempre qualcosa di goloso che stuzzichi il palato, magari dei biscotti o dei pasticcini che si possano accompagnare ad una bevanda calda. Non sottovalutiamo questo aspetto perché spesso il cibo aiuta le persone a sentirsi a proprio agio e le invoglia al dialogo, è per definizione un aggregante sociale forte.

Vi sorprenderà scoprire come tutto questo, se fatto per bene, permetterà alle persone di sciogliersi e magari di raccontare le proprie esperienze personali, oltre che le proprie idee ed emozioni. Sarà un’esperienza che vi arricchirà dal punto di vista culturale e sociale. Perciò cosa state aspettando? Provate e scriveteci le vostre esperienze.

Come la Disney ha cambiato il finale alle fiabe! a cura di Rita Mocerino.

foto-principesse-walt-disneyAmiche e amici lettori, oggi diamo uno sguardo panoramico all’evoluzione che ha avuto la narrazione per bambini, partendo dai tempi di Jacob Ludwig e Wilhelm Karl Grimm fino ad arrivare ai giorni nostri. Più comunemente noti come i Fratelli Grimm, questi studiosi tedeschi nati nel 1785, 1786, divennero famosi grazie alla geniale idea di fare dei racconti popolari della cultura tedesca ed europea una raccolta di fiabe, che però in origine avevano ben poco di fiabesco. Infatti nelle storie da loro trascritte predominava sempre l’elemento magico si, ma inevitabilmente oscuro, pieno di sottointesi sessuali e risvolti per lo più raccapriccianti. Ad aggiungere l’elemento gioioso in questi racconti, ad addolcirne i finali per renderli alla portata dei bambini, fu il celebrissimo Walter Elias Disney. Esatto, proprio così, le innocenti storie che conosciamo a memoria, quelle raccontante da libri per bambini, opere teatrali e cartoni animati in DVD, non sono farina del sacco del Signor Disney. Ma forse questo lo sapevate già. Perciò ora parleremo di ciò che la moderna concezione pedagogica ha tolto alla storia originale di Cappuccetto Rosso, Cenerentola, la Bella Addormentata e così via. Come abbiamo già chiarito tutte queste storie sono di origine popolare e, in quanto tali, erano nate per un preciso scopo: educare e ammonire le giovani menti. Perciò l’esigenza di spiegare il ciclo mestruale e le sue implicite conseguenze alle ragazze che si affacciavano alla pubertà, fu generatrice dell’ingenua Cappuccetto Rosso. Il lupo, da cui la madre la mette in guardia, rappresenta l’uomo a caccia, la sessualità che inevitabilmente tenta le giovani ragazzine. Invece la povera Cenerentola incarna la perseveranza, la bontà che trionfa sulle ingiustizie e l’avidità delle sorellastre, le quali nella storia originale vengono accecate come punizione per la loro cattiveria. Per quanto riguarda Aurora nella fiaba di la Bella Addormenta, conosciuta in principio con il nome di Rosaspina, si può trarre insegnamento dal suo sonno profondo. Infatti l’incantesimo che la costringeva a dormire non venne spezzato dal bacio del vero amore, ma dai dolori lancinanti del parto. Diede alla luce due gemelli, figli del principe che abusò di lei mentre dormiva. Insomma, meglio forse la versione della Disney, dove tutte le brutture dell’umanità vengono rivedute e corrette. Per fortuna è evidente che le moderni fiabe per bambini stiano subendo un evoluzione, soddisfacendo ancora di più la fame di emancipazione dell’universo femminile. Un esempio lo vediamo in Tiana, la protagonista di La Principessa e il Ranocchio, l’eroina delle piccole donne che sognano in grande e che desiderano diventare delle adulte economicamente indipendenti. Di sicuro stiamo ormai anni luce dai tempi in cui le Principesse erano destinante solamente alla prole, a essere soavi e angeliche, ma niente di più. Chissà quali altri progressi faremo in questo campo! Magari tra una decina di anni ci saranno fiabe dove la protagonista è una Principessa laureata in scienze aereospaziali, e di certo questa è una storia che amerei leggere. E voi cosa ne pensate?

Da fumettista a autore di libri fantasy noir. Il fantastico mondo di Neil Gaiman. a cura di Mocerino Rita

978880468499hig-313x480Ciao a tutti, amiche e amici lettori. Oggi vi farò una panoramica appassionata su un libro che ho letto quando andavo alle superiori e che mi ha fatto innamorare della mente contorta dell’eclettico Neil Gaiman, scrittore britannico, fumettista, radiofonico e sceneggiatore televisivo. Nato nel 1960 a Portchester, nella costa meridionale del Regno Unito, ha imboccato la strada del giornalista, per poi diventare anche fumettista e scrittore di romanzi, finendo per vincere molti premi. I ragazzi di Anansi, pubblicato nel 2005 dalla William Morrow and Company, non è che la punta dell’iceberg del suo vasto universo Fantasy. Insieme a Nessun dove, Stardust, American Gods e Coraline (di cui è stato fatto anche un film di animazione), si colloca tra i primi nella classifica delle sue opere più belle, di cui forse vi parlerò in un altro articolo.
Tornando a I ragazzi di Anansi, posso iniziare con lo scrivere che è un romanzo fantasy pieno di colpi di scena, dalla trama intricata quanto gli stessi personaggi. Se vi piacciono le letture dal ritmo incalzante e suggestivo, questa fa decisamente per voi. Attenzione però, non è il solito libro per ragazzi! Grazie infatti agli scenari un po’ inquietanti e alle oscure descrizioni di alcuni personaggi, questo romanzo impegnativo risveglia il Peter Pan sopito e nascosto in ciascuno di noi, catturando il suo interesse con cupe sfumature di mistero. Quindi posso scrivere con assoluta certezza che anche qui Neil Gaiman non si è affatto smentito, è riuscito a creare un mondo dove non c’è spazio per la scontatezza, ti fa credere di aver capito qualcosa e poi ecco che le carte si rimescolano e il gioco si fa ad un tratto più avvincente.
Dal mio punto di vista sembra incitare il lettore a prendere in mano la propria vita, a non aspettare che gli eventi ci cambino, ma a far sì che gli eventi siano cambiati piuttosto da noi, dalla parte più coraggiosa di noi. Inizialmente ci si rivede molto nel protagonista, Ciccio Charlie; poi invece lo si giudica un po’ per il suo modo così banale di affrontare i problemi, quasi si ha l’impressione che lui non sia affatto l’eroe che speravamo fosse. Ma è una lettura tutto in divenire e l’autore ci mostra il suo messaggio: cos’è davvero banale? Chi è davvero l’eroe di una storia? Ecco, vi lascio con questi quesiti e vi esorto a farvi arricchire dall’incredibile visione di questo romanzo.
Voto: 4/5