Recensione: Hotel Vendome di Danielle Steel

Ciao amici bibliofili,

oggi vi parlerò del libro “Hotel Vendome” di Danielle Steel, casa editrice Sperling & Kupfer, anno 2013. La trama è incentrata sulla vita di Hugues Martin, giovane e ambizioso albergatore svizzero, che vede nel Vendome è un diamante grezzo, nascosto in una tranquilla via nel cuore di Manhattan. Hagues sà che deve essere suo e inizia così ad accantonare ogni centesimo che può, a supplicare per ottenere crediti, e finalmente – con tanti sacrifici e molta determinazione – Hugues riesce ad acquistare l’edificio, che piano piano trasforma in un albergo lussuosissimo. Sotto la sua instancabile e rigorosa guida l’Hotel Vendôme diventa ben presto rinomato in tutto il mondo per l’eleganza, la raffinatezza e la discrezione – il rifugio perfetto per gente ricca e famosa, nonché la casa ideale per la giovane e bella moglie di Hugues. Che un giorno però scappa con una celebrità, lasciandogli in eredità la piccola Heloise di appena quattro anni. Hugues si ritrova improvvisamente genitore single a tempo pieno, e proprio l’hotel sarà la sua salvezza: Heloise crescerà infatti felice in quell’ambiente popolato da VIP, politici, esponenti dell’alta società, circondata dall’affetto dei dipendenti dell’albergo che l’adorano. Con il passare degli anni, Hugues e il Vendôme diventano sempre più il centro della vita di Heloise, un universo fatto di piccoli segreti e piaceri inattesi, crisi e festeggiamenti che rendono magico ogni giorno. Ormai adulta, Heloise è decisa a seguire le orme paterne per dirigere in futuro l’hotel insieme con lui. Ma la vita ha in serbo per lei nuove sfide, che riuscirà a vincere proprio grazie alle lezioni imparate al fianco del padre.

Ho acquistato questo romanzo un pomeriggio recandomi in libreria per alleviare un senso di irrequatezza che stavo vivendo da un po di giorni. Fortunatamente l’ho trovato nella versione collection ad un prezzo veramente stracciato. Ho iniziato la lettura la stessa sera dell’acquisto e nel giro di poco tempo mi sono sentita parte integrante del rapporto padre-figlia. La lettura scorrevole e il liguaggio poco ricercato fanno di questo romanzo una lettura adatta non solo agli adulti ma anche agli adolescenti. Ho trovato un pò discordante due punti fondamentali del romazo. In primis, l’Ambientazione. Ho trovato inconcigliante l’esclusività dei nomi francesi essendo New York culla di diverse culture e personalmente avrei apprezzato che ciò venisse messo in evidenza e non del tutto azzerato.

In secundis il personaggio di Heloise, descritta prima come la bambina perfetta, poi come la donna perfetta, le cui marachelle sono state per lo più inviare un barbone, di nascosto, per una notte in una delle camere dell’albergo. L’ho trovato del tutto scostante dal principio di verosomiglianza che ogni scrittore si dovrebbe attenere per far si che ogni pgni personaggio possa suscitare empatia al lettore.

Ma a parte questo emerge il carattere ben definito di ogni peronaggio ed è molto semplice capirne i contorni, le aspirazioni e i gusti personali. L’alternanza tra il punto di vista di Heloise e quello di Hugues, fa comprendere al lettore come uno stesso problema può essere visto dal punto di vista del geitore e da figlio.

Il mio voto è 3/5 e consiglio la lettura a tutti coloro che hanno bisogno di una pausa leggera e poco impegnativa dalla propria vita quotidiana.

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Il diario personale: un aiuto a tutte l’età!

Ciao amici di Reading Books with Ylenia,

oggi parleremo del diario perosnale o meglio conosciuto come “diario segreto”. Quella simpaticissima agenda che ogni donna ha conservato nel proprio cassetto dell’intimo, ben nascosto tra calzini e reggiseni, almeno una volta nella vita. E’ innegabile che questo strumento di scrittura libera ha benefici psicologici per ogni età, anche se spesso si incrocia realtà e fantasia. Questo perchè il diario, non essendo scritto in contemporanea con ciò che si è vissuto, parte dalla consapevolezza psicologica che scrivere ci consente prima di tutto di riflettere sl vissuto e non solo di raccontarlo. Lo scarto temporale permette di attingere alla parte più intima della persona e aggiunge a sequenze cronologicamente vissute anche la parte emotiva di ciò che si è vissuto.

Il diario, dalla sua caratterizzante struttura della data posta in alto a sinistra può avere una cadenza giornaliera, settimanale, mensile, secondo l’esigenze dell’autore. Nella storia contemporanea il diario è stato strumento in diversi momenti: quando è stato arricchito da una letteratura narrativa, è diventato fonte di un’opera letteraria da parte di nummerosi scrittori, come Franz Kafka o Lev Toltoj, è entrato nel grande schermo come “Il Diario di Bridget Jons” diretto dalla regista Maguire, oppure ha fatto vivere un determinato momento storico, come “Il diario di Anna Frank” .

Spesso si pensa che il Diario Personale sia utile solo in età adolescenziale, ma in realtà essendo i suoi benefici, come ad esempio l’autoanalisi, utili come crescita personale spesso si incoraggia l’utilizzo a tutte le fasce di età.

Nel bambino, il diario diventa un raccoglitore di disegni dove può esprimere la propria fantasia e “raccontare” le proprie emozioni.

NelL’adolescente, è strumento per dare forma a tutte quelle emozioni di “Up & Down” tipici di questa età: come può essere la sensazione di non essere compresi, capiti, oppure spesso è sfogo per quelle inquetudini date dal rapporto con l’altro o con il proprio corpo che cambia. Riduce, così, il senso di solitudine, lʼansia e il disorientamento, aumentando l’autostima e la chiarezza interiore.

Nellʼetà adulta, con l’entrata al lavoro, l’ultilizzo del diario personale diminuisce,come diminuisce anche il tempo libero. Anche se spesso se ne fa utilizzo dopo un lutto, una sensazione di disagio interiore o in un momento di solitudite, perchè il diario diventa lo strumento per fare chiarezzza e guardare al difuori il problema che si sta vivendo.

Nella terza età, l’ individuo possiede un ampio volume di ricordi, e il diario è memoria del passato. Molte case di accoglienza per anziani, adottano il diario come strumento per alleviare il senso di solitudine, la fragilità e per rafforzare la memoria a breve termine.

Voi amici utilizzate il diario ancora o lo avete utilizzato? Aspetto le vostre considerazioni e/o impressioni.

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Recensione: Gli scomparsi di Chiardiluna. L’Attraversaspecchi. Vol. 2 di Christelle Dabos


Traduttore:
Alberto Bracci TestaseccaEditore:E/OCollana:Dal mondoAnno edizione: 2019 In commercio dal: 9 gennaio 2019 Pagine: 562 p., ill. , Brossura Età di lettura:Young Adult

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 Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l’inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell’indagine solo per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso… 

 Ho appena chiuso l’ultima pagina di questo secondo capitolo della saga “L’Attraversaspecchi” e mi ha lasciato dentro un turbine di emozioni che la scrittrice attraveraso i vari personaggi ha voluto trasmettere, toccando tutti i quesiti che gli esseri umani hanno avuto fin dalla notte dei tempi. Questo secondo libro mi lascia molto più soddisfatta del primo e contestualmente con molte più aspettative per il terzo libro. Lo consiglio a tutti gli amanti dei fantasy, dei romanzi e a chi vorrebbe leggere una storia che non si consumasse in poche e semplici pagine. Il mio voto è 4/5

Recensione I Fidanzati d’Inverno di Christelle Dabos

Traduttore:Alberto Bracci Testasecca

Editore:E/OAnno

edizione: 2018

In commercio dal: 18 aprile 2018 Pagine: 504 p., Brossura

Età di lettura:Young Adult

In un universo composto da ventuno arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra vive Ofelia. Originaria dell’arca “Anima”, è una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.  Appena finito di leggerlo e già non vedo l’ora di riprendere la storia con il secondo volume. E’ un libro che ad ogni fine capitolo ti lascia come quando in una calda giornata estiva vedi un bicchiere di acqua fredda! Dai toni bohemien attira principalmente per la sua protagonista, Ofelia che per come mi viene descritta mi ricorda la versione femminile di Harry Potter. Già dalle sue prime battute, la protagonista, donna nefasta e recalcitrante, si rivela si da subito un personaggio che sa tenere testa a chi con atteggiamenti ostili cerca di limitare continuamente la lua libertà di espressione. 
La scrittrice Dabos affianca ad Ofelia, Thorn. Ammetto che non ho apprezzato subito questo personaggio secondario per due motivi: prima di tutto per la sua autorità maschile, quasi patriarcale, in secondo luogo per il suo atteggiamento ostile poco incline verso i bisogni dell’ “Altro”. Ma ammetto che nelle ultime battute questo carattere chiuso e burbero fa ben sperare ad un cambiamento.
Una lettura che consiglio a tutti gli amanti del genere fantasy. Voto 5/5

Recensione: Ogni storia è una storia d’ Amore di Alessandro D’ Avenia

L’ amore salva?
Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva?

Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

Io lo definirei più un saggio sull’amore. Lo scrittore attinge alle sue conoscenze universitarie per compiere un percorso, che parte dal mito di Euridice e Orfeo e passa per quattro storie di donne che sono state conpagne di vita di quattro grandi artisti, verso la risposta al quesito iniziale ” L’amore salva?”.
Mi ha particolarmente colpito la concezione della donna che attraverso il libro viene espressa, ossia, “la fine di un opera che giunge al suo compimento (…) come accade a una madre quando guarda per la prima volta il suo bambino appena spinto nella luce cruenta”.
D’avena mette così in evidenza che è la donna che “fa l’amore”, ovvero, che salva l’uomo dal tempo che lo imprigiona nel mondo. Voto 4/5.

Recensione: Amo la mia vita di Sophia Kinsella.

Ciao amici lettori.Oggi voglio pararvi dell’ultima opera della Kinsella, Amo la mia vita, Mondadori, 2020. Avete presente il detto “Chi si somiglia si piglia”? Ecco in questo libro questa tesi viene del tutto smontata. Ma facciamo un passo indietro per cogliere meglio il senso della mia frase.

Ava è una ragazza caleidoscopica. Scrive bugiardini per una casa farmaceutica, frequenta un corso di scrittura creativa, aromaterapia e sta sviluppando un romanzo d’amore ottocentesco.
Durante il corso di scrittura creativa che si svolge a sud dell’Italia, nella nostra bellissima Puglia conosce un ragazzo (descritto naturalmente come super figo, muscoloso e naturalmente impavido) Matt, diminuitivo di Matthias. Ad accompagnare questa coppia male assortita ci sono il cane Harold, gli amici (bastardi) di lui e le amiche di lei e naturalmente non poteva mancare la perfetta antagonista Ginevieve.
Partiamo da ciò che non ho apprezzato affato:
La prima cosa irritante è che la scrittrice Kinsella che ha tanto declamato le meraviglie della nostra penisola italica non mostra altro che gli sterioripi degli stranieri: buon cibo, bellissimo paesaggio naturale ma abitanti ignoranti e violenti. Nei due capitoli che dedica al nostro paese si specificano solo questi pochi elementi imprecisi, che tra l’altro l’incipit ci illude che l’intero romanzo dovesse essere dedicato al fantastico viaggio di Ava.
La seconda cosa irritante è la totale mancanza di rispetto della protagonista che da convinta vegetariana non fa altro che imporre le proprie convinzioni alimentari anche a chi ha pareri divergenti al suo. Persino il rapporto con il cane Harold suscita parecche emozioni di perplessità. Ossia mi sembra giusto che quando si porta un cane in un’ambiente non suo è necessario che rispetti le regole che esistono in tale ambiente: ad esempio, se il tuo cane a casa tua dorme sul tuo letto, a casa di un’altra persona è giusto che dormi nella cuccia se il proprietario non gradisce tale abitudine.
Terzo elemento disturbante è l’ostinazione della protagonista a voler necessariamente costruire un rapporto “d’amore” su l’unica attrazione sessuale. I due protagonisti sono totalmente opposti e il lettore si trova spesso a chiedersi “Ma tra qualche anno quando l’attrazione fisica non basterà più, che fine farà questa coppia?” e in un romanzo solitamente questa è una cosa scomoda da dover provare.
Ma passiamo ai fattori positivi:
La penna della Kinsella è come sempre allegra e piacevole alla lettura. Apprezzo i momenti di imbarazzo e l’umorismo inglese che fanno delle sue opere adatte anche per letture adolescenziali.
Il cane Harold è di una simpatia che, io che ho due cani, mi verrebbe voglia di coccolarlo fino allo sfinimento. La Kinsella affronta il problema dell’abbandono dei cani in maniera leggera ma con decisione. Sinceramente è molto apprezzato.
Voto 3/5

Ricensione: L’Ascesa di Selin di Josiah Bancroft

Ciao amici lettori.

Oggi vi parlerò dell’Ascesa di Selin di Josiah Bancroft, anno 2020, Mondadori. Prima di parlarvi del protagonista e della storia di per sè, è mio dovere parlare anzitutto della struttura del libro. Il libro si presenta diviso in tre parti ognuna delle quali è formata da circa quindici capitoli. La Torre di Babele è descritta nel libro come una torta divisa in strati, ogni strato indica un Regno Circolare, dotato di una sua politica interna e una caratteristica, ma non del tutto indipendente dal Regno antecedente o precedente. Nella prima parte del libro  troviamo il Mercato, i Confini e il Basamento. 

Il treno che porta alla base della Torre si ferma proprio in prossimità del Mercato, un luogo caotico che muta al sorgere del sole dato che le bancarelle vengono smontate e rimontate in posti sempre nuovi. Nel Basamento, abbiamo una prima struttura di cittadina la cui caratteristica particolare è quella di una fontana che offre birra in cambio di un movimento di rotazione che avvine con dei pedali posti alla base della suddetta fontana. in realtà la fontana permette anche di portare il calore al secondo livello dalla Torre: il Salotto.

 Il Salotto ha una truttura in stanze e non è altro che un enorme palcoscenico dove i partecipanti sono sia attori che spettatori. La politica di questo Regno Circolare è quella di seguire un copione improvvisando le battute e ha come clausula quella di attizzare il fuoco nei camini, il cui calore arriva al Regno superiore.Il mancato attizzamento del fuoco nei camini comporta l’espulsione perenne dal Salotto con una marchiatura a fuoco. Chi segue le regole invece può accedere al Regno superiore: I Bagni.

I Bagni, nonchè seconda parte del libro, non è altro che un Regno di piaceri e svaghi lussiossisimi. Caratteristica principale sono questi Bagni Termali che vengono riscaldati dai Regni precedenti. 

Ultima Parte, Nuova Babele, un Regno pieno di delinquenti.

Passiamo adesso alla storia di per sè. Protagninista è Thomas Senlin, preside di una piccola comunità, dal carattere impostato e molto ligio al dovere, che in occasione del suo viaggio di nozze con la musicista ed eclettica Marya, decide di visitare la Torre di Babele. I due sposi si separano casualmente al Mercato per colpa di una svista ed è così che inizia l’avventura del preside che piano dopo piano si mette alla ricerca della sua giovane sposa. In ogni piano affiancherà il protagonista un personaggio sempre nuovo e non mancheranno, omocidi, morti improvvise, povertà, tradimenti e nuove amicizie che porteranno in Thomas un cambiamento sempre più pedante.  

Personalmente ho apprezzato i continui flehback nella vita del preside e tranquillo Senlin e della nascita dell’amore con la sua sposa Marya. Trovo che questi passaggi temporali abbiano dato alla storia una spiegazione più profonda del cambiamento del protagonista e della sua decisa volontà nel non arrendersi mai nel mettersi alla ricerca di Marya di cui non abbiamo mai una descrizione diretta ma sappiamo di lei solo attraverso i ricordi di Thomas o dei personaggi che l’anno incrociata. 

Una storia che consiglio a tutti gli appassionati di Romanzi Fantasy.Voto 4/5

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Recensione: L’Ickabog di J.K.Rowling

Ciao amici lettori, 

oggi vi parlerò del L’Ickabog di J.K.Rowling, Salani,2020.

Un tempo Il regno di Cornucopia era il più felice del mondo. C’erano moltissimo oro, un re con i baffi più belli che si possano immaginare e macellai, pasticceri e casari le cui prelibatezze facevano piangere la gente di gioia. Era tutto perfetto: a parte le Paludi nebbiose del Nord, dove si narra vivesse il terribile Ickabog. Ogni persona di buon senso sapeva che l’Ickabog era solo una leggenda inventata per spaventare i bambini e convincerli a comportarsi bene. Ma le leggende sono strane e a volte assumono una vita propria. Può una leggenda spodestare un re molto amato? Può una leggenda ridurre in ginocchio una nazione un tempo felice? Può una leggenda coinvolgere due ragazzini coraggiosi in un’avventura sorprendente e inattesa? Scoprite questa fiaba straordinaria, scritta da una delle più grandi narratrici di sempre, sul potere della speranza e dell’amicizia e il loro trionfo su tutte le avversità. Una storia che i piccoli e grandi lettori vorranno leggere e rileggere in una preziosa edizione regalo, arricchita dalle illustrazioni a colori dei giovani vincitori del Torneo per le illustrazioni dell’Ickabog.

Appena finito di leggere l’ultima creazione nata dalla penna della scrittrice J.K.Rowling, diventata famosa per la celebre saga di Harry Potter. 

Ammetto che non vedevo l’ora di leggere quesato libro, soprattutto perchè il libraio, grandissimo fan di Harry Potter, con tanto di tatuaggio dei Mangiamorte, me ne aveva parlato malissimo.

La verità è che la bravura ineguagliabile di questa scrittrice si evince in ogni pagina dall’inizio fino al finale. J.K.Rowling a mio avviso ha creato una storia dedicata ai bambini del tutto indipendente rispetto alle storie di magia di cui lei stessa è stata segnata. Nel racconto tutti i personaggi hanno delle personalità decise e ben definite, capaci di dare un’apporto decisivo alla storia, dove niente è lasciato al caso. Spiccano i personaggi femminili, che segnano la sagezza dell’ essere umano, mentre ai personaggi maschili sono affidati la forza fisica, ma anche la furbizia negativa e la codardia. 

Ha apprezzato tantissimo anche che la storia sia stata intervallata dai disegni dei bambini che vanno dai 7 agli 11 anni. I disegni  sono l’esatta esaltazione di come le parole prendano forma nella mente e creano le immagini che a loro volta creano la storia stessa. Questa è la magia della lettura.

Per quando riguarda la storia di per sè, non vorrei svelare molto alchè preferirei  lasciarvi con delle domande:

Che accadrebbe se il mostro che da piccoli vi lasciava ore con gli occhi fissi nel buio si rivelasse un personaggio esistente e non di fantasia? E che accadrebbe se questo stesso personaggio che per secoli ha ossessionato generazioni e generazioni di bambini venisse usato per controllare una popolazione intera?   

Come dice Salvatore Santoru “Come è noto, la Paura è un’ottimo strumento per dominare la società, nonché un potentissimo mezzo di manipolazione delle masse da parte del potere dominante o da chi vuole servirsene per dominare su qualcuno”.

Voto 5/5 Con tanto di applauso alla Scrittrice.

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Recensione: Finchè il caffè è caldo di Toshkazu Kawaguchi

Ciao amici lettori,

oggi vi parlerò del romanzo Finchè il caffè è caldo di Toshkazu Kawaguchi, casa editrice Garzanti, 2020.

Un tavolino, un caffè, una scelta. Basta solo questo per essere felici.
In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.
Finché il caffè è caldo è diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Poi ha conquistato tutto il mondo e le classifiche europee a pochi giorni dall’uscita. Un romanzo pieno di fascino e mistero sulle occasioni perdute e sull’importanza di quelle ancora da vivere.

Ho iniziato a leggere questo libro non solo perchè è seconda in classifica ibs, grazie al numero di copie vendute, ma anche per l’imput del libro. Chiunque vorrebbe farsi un giro nel tempo, nonostante ci possano essere innumerevoli regole, per rivedere persone che non sono più con noi, per cambiare un attegiamento che riteniamo sbagliato o solo per scoprire che cosa ci potrà riservare il futuro.  E’ la prima volta che leggo un libro scritto da un’autrice giapponese, e ho respirato l’aria nipponioca in ogni sua parola, dalla descrizione della caffetteria, dove si svolgono le quattro storie fino alla descrizione dei personaggi.

La lettura è piacevole e scorrevole anche se ci mette tantissimo a decollare, in una prima fase sfiora addirittura la noia, ma vale la pena insistere e lasciarsi cullare dalle vicende che lasciano un finale veramente ricco di patos. I personaggi, per lo più femminili, mi hanno portata alla mente le varie fasi della vita di una donna: Sorella, Fidanzata, moglie e madre. Lo consiglio a tutti coloro che hanno bisogno di una pausa da una lettura intensa e stancante o per chiunque voglia iniziare l’anno in maniera leggera. Voto 3/5

Recensione: Canne al vento di Grazia Deledda

Buona serata amici oggi vi parlerò della mia ultima lettura “Canne al vento” di Grazia Deledda
Newton Compton Editori, 7 apr 2011.
Prima della mia recensione è oneroso parlare prima di tutto della scrittrice. Grazia Deledda (Nuoro 1871 – Roma 1936) esordì come narratrice su un periodico di moda. Nel 1926 ottenne il premio Nobel per la letteratura. È stata definita la scrittrice del verismo romantico. Restano famosi alcuni suoi titoli: Elias Portolu; Marianna Sirca; La madre. Delle sue opere la Newton Compton ha pubblicato Canne al vento, Marianna Sirca e Tradizioni popolari di Sardegna.
Mi sono avvicinata a questo libro sotto consiglio di una Donna dalla grande sapienza. Ammetto che non conoscevo questa scrittrice e scrutare una lettura tanto appassionante mi ha suscitato diverse emozioni. La prima cosa che mi ha colpito è la descrizione del paesaggio. La Deledda con un linguaggio lirico mi ha riportata nella Sardegna dei primi anni del Novecento governata di notte da folletti e anime defunte e di giorno alla povertà vissuta con onore e fede. Protagonista principale del romanzo è Efix, il “servo” delle dame Pintor, che si cura della loro sopravvivenza dopo la morte misteriosa del padre, Don Zame, avvenuta in occasione della fuga di casa della terza figlia Lia. Quando, diversi anni più tardi, giungerà in paese Giacinto, figlio di Lia, a sconvolgere l’esistenza di tutti, Efix, con la sua sofferta saggezza, cercherà in ogni modo di arginare il disastro finanziario provocato dal giovane dissennato, ma morirà proprio il giorno in cui Noemi, la più giovane delle Pintor, deponendo il suo orgoglio, sposa il ricco cugino Don Predu.
La seconda cosa che mi ha colpito è la descrizione della trasmissione delle tradizoni, sul fiume delle parole poetiche della scrittrice mi sono ritrovata a vivere la festa paesana, della durata di nove giorni, dove tutti condividevano nella povertà ciò che avevano, segno che il paese era considerato come una famiglia gerarchica ove ognuno aveva un ruolo fondamentale per la sopravvivenza stessa della comunità sociale.
La terza, ed ultima cosa di rilievo, è la saggezza di Efix che nei vari capitoli ci trasmette su tutto ciò che si trova ad affrontare. Come descrive l’amore segreto per Lia, che rivede affacciata alla finestra della sua abitazione con gli occhi che già cercavano una via di fuga dal padre padrone. Le preoccupazioni per le tre sorelle Pintor, donne dalle nobili radici ma avvizzite dal tempo che passava e dalle preoccupazioni per la povertà celata, per tanto non più appetibili per i giovani del paese. Il sentimento paterno per il giovane Giacinto che tratta come un figlio da guidare e custodire.
Una lettura che consiglio a tutti coloro che sentono la necessità di andare alle radici della letteratura e cultura italiana. Voto 5/5