Recensione: Northanger Abbey di Jane Austen

Nella vastità dei Grandi Classici mi sono imbattuta nell’opera meno conosciuta di Jane Austen, Northanger Abbay, terminata nel 1803 ma pubblicata solo nel 1818 a causa di un editore che ne acquistò il testo per poi valutarlo indegno di essere stampato. Dato che tredici anni intercorrono tra la composizione e la stampa, nel testo sono presenti note al marigine che spiegano come il tempo ha cambiato lo scorrere della storia.

Trama- Suddiviso in due parti, da quindici capitoli ognuno, protagonista è la diciassettenne ingenua Catherine Morland, che l’autrice descrive ironicamente come un’anti-eroina con l’unica passione della lettura dei romanzi gotici, molto in voga a quei tempi. La ragazza, che abita con la sua famiglia in un villaggio di campagna, viene invitata dai vicini di casa, i coniugi Allen, a trascorrere un periodo di vacanza nella cittadina di Bath, città apice della vita mondana per la media e alta borghesia inglese. I primi giorni a Barth, nonostante serate a teatro, di gala o concerti si presentano per Catherine noiosi per la mancanza di persone con cui scambiare anche pochi convenevoli, ma attraverso la Signora Allen presto fece conoscenza con due famiglie agli antipodi i Thorpe e i Tilney.

Tra un ballo ed un thè Catherine si innamora perdutamente del giovane Hanry Tilney che però a causa di impegni familiari si assenta improvvisamente. Nel tempo che i due giovani rimangono separati la giovane Morland conosce e si affeziona alla più grande e bella delle sorelle Thorpe, Isabella con cui condivide anche la passione per i libri gotici, e viene corteggiata da John Thorpe che cerca di allontanare Catherine da Hanry. Isabella, spinta dall’affetto per Catherine decide di si fidanzarsi ufficialmente con suo fratello, James Morland, ma dal momento che conosceper Frederick Tilney, che ha una posizione sociale più alta di Catherine e James, pone fine al suo fidanzamento e incomincia una frequentazione con quest’ultimo. La tristezza di Catherine per questa profonda delusione viene spazzata via con l’invito all’Abbazia di Northanger, proprietà dei Tilney, e con il tempo che potrà trascorrere con Hanry e sua sorella Eleonore.

L’ Abbazia, essendo scenario tipico dei libri gotici, la porterà a fantasticare di vivere una situazione simile a quella dei suoi romanzi preferiti, sino ad immaginare un delitto, ma nella realtà si accorgerà che le sue erano solo fantasie. Nelle lettere che riceve Catherine viene a sapere che Isabella viene rifiutata da Frederick, che non ha alcuna intenzione di spsarla, e chiede perdono a James.

Il soggiorno dai Tilney procede bene fino a quando Catherine viene bruscamente mandata via di notte. Il Signor Tilney scoprendo che la ragazza non possiede alcuna ricchezza l’allontana immediatamente dal figlio, che però dichiara il suo amore per lei ottenendo alla fine anche la benedizione di lui.

A mio avviso gli interventi ironici della scrittrice creano delle parentisi divententi e incisive all’interno della storia stessa.

“Questo breve accenno sulla famiglia Thorpe ci risparmierà un lungo e particolareggiato resoconto sulla signora, sulle sue passate avventure e dolori che altrimenti ci occuperebbero per tre o quattro capitoli…”

Analisi dei Personaggi – La storia si costruisce principalmente intorno ai personaggi Femminili. Isabella, antitesi di Catherine, rappresenta la furbizia messa in atto per crearsi un buon matrimonio che le permetterebbe di avanzare socialmente. L’autrice, attraverso il personaggio di Isabella, dimostra come la bellezza se non accompagnata anche dalla buontà d’animo diventa effimera. Era da molto che chiudendo un libro non mi capitava di sentire la mancanza di un personaggio. Catherine con la sua ingenuità riesce a proiettare quello che legge nella vita di tutti i giorni e, sebbene poi la realtà risulta del tutto differente, non si arrende a vivere una vita come una storia romantica. Catherine è quello che ogni lettore vorrebbe diventare, la protagonista del romanzo della propria vita. Anche se questo è il romanzo meno conosciuto della scrittrice Austen a mio avviso è il più originale e del tutto superiore sia a Ragione e Sentimanto che ad Orgoglio e Pregiudizio. Voto 5/5

Recensione: Madame Bovary di Gustave Flaubert

Proseguono le letture estive sulle note dei Grandi Classici. Oggi parlerò di Madame Bouvary scritto da Gustave Flaubert, pubblicato nel 1857. Un romanzo fortemente criticato per i forti contenuti immorali ma che oggi ha tanto da insegnare ad una società ampiamente evoluta, o quasi.

Mentre leggevo questo romanzo mi sono più volte domandata perché Floubert avesse scelto una protagonista che si indebita per apparire, tradisce un marito amorevole e premuroso, è una madre che allontana e disprezza la carne della propria carne. Una protagonista che inizialmente è l’immagine della ragazza di campagna, semplice, pronta al lavoro e una volta sposata ha un netto cambiamento verso l’immortalità del tempo. Marco Cavalli Ia descrive come nuovo modello di eoina. Inizialmente avendo l’idea che l’eroe è colui che si misura dal coraggio del suo cuore, non riuscivo a cogliere cosa ci fosse di eroico in Emma. L’autore, pagina dopo pagina, ne spiega il motivo, partendo proprio dal cambiamento che Emma ha avuto a seguito di un matrimonio con il semplice medico di campagna Charles. Emma, dopo un’adolescenza vissuta in convento decide di accosentire ad un matrimonio che nella sua mente sarebbe cresciuto come l’amore romantico che i romazi le avevano descritto, quell’amore che sconvolge la mente e mette in allerta il cuore.

“Ma il desiderio impaziente di una condizione nuova o forse l’eccitazione prodotta dalla presenza di quell’uomo erano bastati a farle credere di possedere finalmente quella passione meravigliosa che fino ad allora era rimasta a mezz’aria, come un gigantesco uccello dalle piume rosa in volo nello splendore dei celi poetici e adesso non poteva credere che la calma in cui viveva fosse la felicità che si era immaginata”

Le stagioni si susseguono e la vita matrimoniale che si era prefigurata si rivela invece una solitudine vissuta dall’alba al tramonto in una casa modesta con un marito a cui piace la vita in campagna e vede in lei la sua massima felicità. Non ottenendo l’amore che si era immaginata la protagonista si costruisce illusoriamente una vita avvolta dal denaro e amicizie nobiliari come una moglie di un medico nella sua mente avrebbe dovuto avere, dove tutti vedendola avrebbero colto non solo la sua bellezza perfetta ma anche il potere che si era costruita. Lo sfarzoso lusso non rendono Madame Bovary lieta della vita che conduce: nelle pagine del romazo si evince il malessere della sua esistenza di donna in quando essere umano pubblicamente limitato. La concessione a diversi amanti non rappresentano altro che il potere e la libertà che ella vorrebbe per sé stessa. Ma come Icaro che volando vicino al sole finisce per bruciarsi così Madame Bovary finisce per far cadere la carriera del marito, indebitarsi  e perdere gli amanti che in lei avevano colto solo il piacere del corpo. Emma perde tutte le sue certezze e colta dalla disperazione decide di mettere fine alla propria vita. Floubert in questo capolavoro mette in scena i vizi capitali che logorando l’anima e ne proclamano la fine. A mio avviso Madame Bovary ha posto le sue certezze nella sua stessa ingenuità, i romanzi descrivono un amore ideale, dove l’altro è la perfezione che ci meritiamo, ma nella vita reale l’amore è cogliere nell’imperfezione di colui/colei che abbiamo affianco la perfezione che stiamo cercando. È un fuoco che va alimentato, scalfendo lati spiglolosi del nostro carattere e non un treno in corsa che chi vuole lo coglie così com’è. Voto 5/5

Recensione: Ragione e sentimento di Jane Austen

Scritto dalla penna di Jane Austen nel 1811 Ragione e Sentimento scatena ancora oggi, dopo due secoli, gli stessi sentimenti che, da allora, milioni di lettori condividono. Protagoniste sono due delle tre figlie della nobildonna Dashwood, rimasta vedova e allontanata dal figliastro e sua moglie, Funny, dalla casa con cui aveva vissuto con quest’ultimo. Elinor, prima delle tre figlie, rappresenta la ragione senza sentimento, parte razionale del mondo femminile e dal carattere forte e risoluto. Sua antitesi è Marienne, seconda genita che vive il sentimento senza ragione ed è irrazionale come il lato artistico che lei stessa nutre e coltiva in tutte le sue forme. A causa di questa loro opposizione Elinor e Marienne non riescono a coltivate un rapporto confidenziale e aperto, ma temendo l’uno il giudizio dell’altra conservano per sé stesse stati d’animo e rivelazioni come se fossero due conoscenti.

Il romanzo si apre con la notizia della morte del signor Dashwood: la sua tenuta, Norland, passa a John Dashwood, figlio primogenito avuto dal precedente matrimonio, e tutto il patrimonio al figlioletto di questi, Harry. Sebbene John abbia promesso al padre di prendersi cura della matrigna e delle sorellastre, sua moglie Fanny, una donna profondamente egoista, lo persuade facilmente a non donare loro nulla dell’eredità paterna. Le Dashwood sono trattate come ospiti “non benvenute” nella loro stessa casa e, presto, sono costrette a cercare una nuova abitazione.

Contemporaneamente a questi fatti, Elinor si innamora del fratello di Fanny, Edward Ferrars, un uomo tranquillo e di natura gentile, che non ambisce a fare una vita pretenziosa e non aspira a scalare la gerarchia sociale del tempo. Anche se non è bello o affascinante, Elinor inizia ad ammirarlo per la sua intelligenza e per la sua ragionevolezza.

La Signora Dashwood e le sue figlie lasciano presto Norland per trasferirsi nel Devonshire a Barton Cottage. Il proprietario del cottage è Sir John Middleton, un lontano cugino della signora Dashwood che, venuto a conoscenza delle precarie condizioni economiche in cui versa parte della sua famiglia, non esita a metter loro a disposizione Barton Cottage, affittandolo ad un prezzo inferiore al suo reale valore. Sir John vive a Barton Park, insieme alla elegantissima ma fredda moglie e ai suoi viziati figli. Sono spesso ospiti a Barton Park anche la madre di Lady Middleton, la Signora Jennings, di temperamento molto diverso da quello della figlia, e il trentacinquenne Colonnello Brandon, un vecchio amico di Sir John.

La Signora Jennings, che è un’anziana signora molto gioviale e amante del pettegolezzo, ben presto intuisce che il Colonnello Brandon si è innamorato di Marianne, la quale invece considera il Colonnello uno scapolo incallito, anziano ed infermo, incapace di innamorarsi di qualcuno o di ispirare amore a qualcuno.

Mentre Marianne passeggia nei dintorni di Barton Cottage in compagnia della sorella minore Margaret, viene sorpresa dalla pioggia. Scivola sull’erba bagnata e si sloga una caviglia. Viene soccorsa subito da John Willoughby, un attraente giovanotto di passaggio. Marianne è affascinata dal comportamento galante del giovane, che la trasporta verso casa e ne rimane parimenti affascinata anche la sua famiglia.

Dopo questo incidente, Willoughby inizia a visitare Marianne tutti i giorni. I due diventano molto intimi e perciò Elinor e la madre sospettano che si siano segretamente fidanzati, ma la natura sentimentale della Signora Dashwood le vieta di seguire il consiglio, datole da Elinor, di chieder conto esplicitamente a Marianne del suo rapporto con Willoughby. Intanto il Colonnello Brandon, per questioni imprecisate, deve improvvisamente allontanarsi da Barton Park ed andare a Londra, suscitando le più svariate congetture della signora Jennings sui motivi della partenza. Anche Willoughby è costretto a ritornare in città, provocando una grande tristezza a Marianne; ma anche in questo caso le ragioni dell’allontanamento del gentiluomo sono sconosciute alle signorine Dashwood e alla madre (non si sa se Marianne sappia qualcosa di più).

Dopo poco tempo giunge in visita a Barton Cottage Edward Ferrars, il quale sembra molto infelice e ha un atteggiamento distaccato nei confronti di Elinor, la quale, tuttavia, a differenza di Marianne, non sprofonda in una tristezza malinconica.

Giungono ancora altri visitatori, questa volta destinati a Barton Park. Si tratta di Anne e Lucy Steele, cugine di Lady Middleton. Sir John, essendosi accorto dei sentimenti che Elinor prova per Edward, la prende in giro di fronte alla due sorelle, e questa notizia spinge Lucy a confidare ad Elinor di essere lei stessa segretamente fidanzata con Edward, già da quattro anni. Benché in principio Elinor accusi Edward di doppiezza nei suoi confronti e nei confronti di Lucy, ben presto si rende conto che il fidanzamento di Edward risale ad un periodo della sua vita in cui era giovane e molto influenzabile. Elinor capisce che Edward non ama più Lucy, e che non rompe il fidanzamento solo per non disonorarla. Elinor nasconde il suo disappunto sia alla famiglia che agli amici e riesce a persuadere Lucy di non provare nulla per Edward.

Elinor e Marianne trascorrono l’inverno a Londra, ospiti nella casa della Signora Jennings. Marianne, sapendo che Willoughby è a Londra cerca di mettersi in contatto con lui, ma le sue lettere rimangono senza risposta. L’incontro tanto atteso avrà luogo durante una festa, in cui il giovane tratta entrambe le sorelle con freddezza e scarsa cortesia. Il giorno dopo, in risposta ad un’ultima lettera di Marianne, finalmente arriva un freddo messaggio di Willoughby, con il quale la informa di essere fidanzato e prossimo al matrimonio con la Signorina Grey, una donna molto ricca. Marianne confessa ad Elinor che lei e Willoughby non erano mai stati fidanzati, ma che lei lo ama e lui l’ha indotta a credere di essere riamata.

Il Colonnello Brandon rivela, inoltre, ad Elinor che Willoughby aveva precedentemente sedotto sua figlia adottiva, la Signorina Williams, ma che l’aveva abbandonata non appena quest’ultima aveva scoperto di essere incinta. Il Colonnello confessa anche che una volta era innamorato della madre della Signorina Williams, una donna che Marianne le ricorda molto e che fu distrutta da un’infelice unione con il fratello dello stesso Colonnello.

Pochi giorni dopo la Signora Jennings comunica ad Elinor che la Signora Ferrars ha scoperto il fidanzamento segreto di Edward con Lucy e che, al rifiuto di Edward di rompere il fidanzamento, la madre lo ha diseredato. Elinor e Marianne sono dispiaciute per Edward e sono convinte che sia onorevole per un uomo mantenere le proprie promesse, anche se ciò significa essere legato ad una donna che non lo renderà mai felice. Elinor viene a sapere che Lucy intende ugualmente sposare Edward, il quale, per poter provvedere a sua moglie, vuole diventare pastore. Il Colonnello Brandon, sapendo quanto possa essere duro iniziare una nuova vita quando si è ostacolati, offre ad Edward la parrocchia di Delaford, anche se lo conosce molto poco. Elinor incontra il fratello di Edward, Robert, il quale pare non sia affatto dispiaciuto del fatto che Edward sia stato diseredato, essendo egli in tal modo divenuto l’erede della famiglia Ferrars.

Marianne, durante il viaggio di ritorno da Londra a casa, si ammala gravemente dopo una passeggiata sotto la pioggia e il Colonnello Brandon parte per andare a prendere sua madre e condurla da lei. Le due sorelle sono ospiti nella tenuta della seconda figlia della Signora Jennings e qui giunge inaspettatamente Willoughby, allarmato dal fatto di aver saputo che Marianne è in fin di vita. Egli confessa ad Elinor che sua zia, scoperto ciò che era accaduto fra lui e la Signorina Williams, lo aveva diseredato e lasciato pieno di debiti: fu questo il motivo che lo indusse a sposare una donna ricca, mentre in realtà amava ancora Marianne, di cui desidera il perdono. Nel frattempo, in carrozza, il colonnello Brandon confessa alla Signora Dashwood il suo amore per Marianne.

Marianne si riprende dalla malattia e le Dashwood tornano a Barton Cottage. Elinor racconta a Marianne della visita di Willoughby, la quale, assennatamente, reagisce dicendo che, nonostante abbia molto amato Willoughby, non avrebbe mai potuto essere felice con un uomo simile. Afferma inoltre che la sua malattia è stata causata dall’eccessiva sensibilità e che, se fosse morta, si sarebbe trattato di una sorta di suicidio. Decide di cambiare il suo carattere, soprattutto prendendo ad esempio il comportamento giudizioso della sorella.

La famiglia Dashwood viene a sapere che Lucy ha sposato il Signor Ferrars. Quando la Signora Dashwood si accorge di quanto Elinor appaia sconvolta da tale notizia, finalmente si rende conto di quanto fossero grandi i sentimenti che lei provava nei confronti di Edward e di quanto sia stata forte nel nascondere a tutti il suo profondo dolore. È molto dispiaciuta di non essere stata più vicina alla figlia. Tuttavia il giorno seguente arriva l’inaspettata visita di Edward stesso, il quale rivela che a sposare Lucy è stato suo fratello Robert: Lucy, nei giorni in cui affermava che avrebbe sposato Edward nonostante fosse stato diseredato, in realtà approfittava delle visite che Robert le faceva nel tentativo di dissuaderla dallo sposare il fratello per sedurlo. Edward chiede ad Elinor di sposarlo e lei accetta. Il giovane Ferrars si riconcilia anche con sua madre, la quale acconsente al matrimonio, e dona loro diecimila sterline, sufficienti a far sì che vivano tranquillamente. Edward ed Elinor si sposano e si trasferiscono nella parrocchia di Delaford. La riconciliazione con la madre è comunque parziale, anche dopo il matrimonio di Robert con Lucy. Quest’ultima, con i suoi modi intriganti e vanesi, riuscirà infatti ad attirare l’affetto della suocera più di quanto meriti.

Willoughby, a seguito del matrimonio con la Signorina Grey, riceve comunque l’eredità che credeva perduta per saldare i suoi debiti, perché la zia ricca si è convinta che l’unione con una donna di buon carattere lo abbia redento. Willoughby si rende conto così che la reazione della zia sarebbe stata la stessa anche se avesse sposato Marianne e in più capisce, che se si fosse comportato in maniera onorevole, avrebbe ottenuto sia i soldi che l’amore.

Nei due anni successivi la Signora Dashwood e le figlie si recano spesso a Delaford a trovare Edward ed Elinor. Marianne, ormai maturata, si fidanza con il Colonnello Brandon, a cui si sente legata da un sentimento più profondo rispetto a quello che la legava a Willoughby. Il Colonnello e Marianne si stabiliscono poco lontano da Edward ed Elinor, nella casa padronale di Delaford, proprietà di famiglia del Colonnello Brandon.

Alla fine di questa lunga serie di eventi viene da chiedersi se l’amore sia ragione o sentimento. Elinor e Marienne capiranno che è appagamento di mente e cuore e insieme scopriranno soprattutto l’amore più impegnate quello fraterno.

Recensione Manga HoriMiya

Ammetto che ci è voluto molto tempo per terminare la lettura di questo Manga, conclusione che ho vuluto coronare con la visione dell’anime ad esso dedicato prima di recensire tutto il lavoro della disegnatrice Daisuke Hagiwara.

Passare da un libro ad un Manga è stato molto difficile, perché se nel libro grazie ai dettagli e al lavoro di “Show, don’t tell” tutta la storia viene costruita nella testa del lettore: dagli ambienti, i colori, le emozioni intriseche e il viso e la corporeità dei personaggi. Nel manga tutto viene rappresentato e la delusione così come la gioia viene espressa dalle espressioni facciali e da gesti non verbali, la parte dedicata al parlato è molto breve e coincisa rispetto al disegno antitesi del libro romanzato di per sé.

Una volta che mi sono ambientata nella storia, cosa che è avvenuta intorno al terzo manga, mi sono appassionata alla lettura e spesso mi affrettavo ad ordinare il volume successivo per scoprire i risvolti dei vari personaggi. La trama di per sé è molto semplice:Hori, a prima vista un’ammiratissima liceale alla moda, passa il suo tempo libero tra cucina e faccende domestiche. Miyamura, nascosto dietro agli occhiali e a un’aria cupa e noiosa, uscito da scuola sfoggia piercing, tatuaggi e fa girare un bel po’ di teste. E se un giorno le strade di questi due ragazzi tanto diversi quanto simili si incrociassero, facendo cadere le maschere? Inizia una frizzante commedia scolastica sui sentimenti nascosti! Ma alla fine del manga si ha sensazione di lasciare una parte di sé stessi nei disegni della Hagiwara, nelle bellissime ambientazioni giapponesi, nei loro sapori e abitudini. Voto 5/5

Manga o Fumetto? Due mandi completamente in antitesi!

Ciao Amici lettori oggi vi parlerò delle innumerevoli differenze che si hanno tra Fumetto e Manga. Differenze che ad occhio inesperto non appaiono così in evidenza. Cerchiamo però di partire dalle loro origini.

Il fumetto nasce il 5 maggio 1895 quando il vignettista americano R. C. Outcalt disegnò una vignetta che aveva l’innovativa caratteristica di riportare i dialoghi dei personaggi racchiusi in una nuvoletta di «fumo» (da qui fumetto). I fumetti sono, quindi, dei messaggi visivi composti prevalentemente di immagini accompagnate da parole che servono a rendere più comprensibile ed efficace la comunicazione. Il fumetto ha una propria ossatura: il disegno visualizza i punti essenziali della trama, nel linguaggio la “ridonanza” cioè la ripetizione di concetti aiuta la comprensione. Vignette e nuvolette delimitati da un’inquadratura,illustrano i punti piu significativi della storia. L’insieme di alcune inquadrature si chiama striscia. La nuvoletta contiene ciò che i personaggi si dicono o i loro pensieri; se il contorno della nuvoletta ha contorni frastagliati e acuti,indica sentimenti di rabbia,paura ed ecc. Caratteristica fontamentale del Fumetto è la presenza del colore e le onomatopee, che suggeriscono il suono di un oggetto o di un’azione.

Il Manga nasce in Giappone nel XII secolo, quando venivano usati i rotoli di pergamena per raccogliere i disegni (alcuni per definire la sua nascita ricordano il 1862 quando i primi disegnatori giapponesi lavorarono per la prima volta in un fumetto americano: “The Japan Punch”)

Il formato è diverso rispetto ai classici fumetti: sono solitamente di formato tascabile (il tankobon), con cento e più pagine, e il metodo di lettura va da destra verso sinistra. Una delle particolarità che li differenzia dai fumetti occidentali sono i colori: ad eccezione della copertina e di qualche inserzione, la quasi totalità dei manga è in bianco e in nero; per ovviare alla mancanza di colori vengono usati diversi giochi di ombre e sfumature, riproducibili grazie all’applicazione di retini (lavoro spesso affidato agli assistenti dei mangaka).

Lo stile classico è caratterizzato da occhi grandi, nasi piccoli e teste tondeggianti; le proporzioni del corpo non sono molto realistiche, mentre i muscoli sono poco accentuati; tuttavia, anche per i manga esistono tantissimi stili diversi e si possono trovare diverse opere con un tratto semi- realistico.

Con i manga abbiamo avuto nel XX secolo la nascita degli Anime, abbreviazione di Animation (animazione) ossia i film di animazione, che in italia negli anni ’80 ha portato alla nascita del Cartone animato. Ma di questo ci occuperemo nel prossimo articolo!

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Recensione: Blackbird. I colori del cielo di Ann Blankman

Trama- La madre di Valentina si chinò per guardare Oksana negli occhi. “Ho ascoltato quello che dicevano i soldati. L’autobus della tua insegnante è diretto verso degli alloggi temporanei a venti chilometri da qui. Non è così lontano dalla centrale nucleare. Le particelle radioattive possono essere facilmente trasportate dal vento. E una volta che le persone su quell’autobus verranno messe in quarantena, non si sa quando verranno rilasciate. Se mai verranno rilasciate”.
“La tua mamma vuole che tu sia al sicuro” disse la madre di Valentina con decisione. “Devi mettere da parte i tuoi timori. Tutto quello che importa ora è sopravvivere”.
Oksana si morse il labbro. “Ok” disse. “Verrò con voi”
. In una mattina di primavera, le due vicine Valentina Kaplan e Oksana Savchenko si svegliano sotto un denso cielo rosso. Il reattore della centrale nucleare dove lavorano i loro padri, Chernobyl, è esploso. Prima ancora di capire cos’è successo, le due ragazze – da sempre nemiche – si ritrovano sullo stesso treno diretto a Leningrado, dalla nonna di Valentina. Qui iniziano a scoprire cosa significa fidarsi di qualcuno. Oskana deve affrontare le bugie che i genitori le hanno raccontato per tutta la vita. Valentina deve proteggere il segreto di sua nonna, che potrebbe mettere in pericolo le loro vite. Ed entrambe scoprono di avere qualcosa che hanno sempre desiderato: una migliore amica. Età di lettura: da 8 anni.

Scheda di lettura- Cari amici lettori oggi vi parlerò di “Blackbird. I colori del cielo” di Ann Blakman, casa editrice Giunti, anno 2021. Nonostante sia un libro consigliato dall’età di 8 anni, personalmente sconsiglio questo libro a dei bambini tanto piccoli e consiglio una lettura preventiva del genitore, le immagini e gli stati d’animo che suscitano sono molto forti e densi di patos.

Ho trovato questo libro un vero caleidoscopio di emozioni: inizialmente pensavo fosse pre-adolescenziale data l’età della protagonista. Successivamente, pagina dopo pagina, mi ha suscitato curiosità verso Valentina Kaplan, bambina ebrea con il sogno di diventare ingegnere, che vede la sua vita cambiare dalla sera alla mattina. Rabbia, per l’antisemitismo e l’intolleranza che viene espressa nei confronti della società ebrea nonostante sia ambientato nel 1986,quarant’anni dopo la seconda guerra mondiale. Oksana Savchenko, che sta nella stessa classe di Valentina, viene nutrita dai genitori con l’odio nei confronti degli ebrei, considerati esurpatori del lavoro. Amicizia, a seguito dello scoppio della centrale nucleare nella notte del 26 Aprile 1986, tra piogge acide e il cielo rosso di una nube tossica, le due bambine scoprono il volore dell’amicizia che supera ogni bariera razziale e sconfigge tutte le bugie che la paura e l’odio creano nella mente umana.

Una lettura che arricchisce. Una lettura che permette di riflettere. Una lettura che rimane impressa nella mente per settimane, mesi, anni. Lo consiglio da un’età adoloscenscenziale. Voto 4/5

Ritrovare il proprio Punto di Lettura durante il Lockdown

“L’Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con il Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) e l’istituto Pepe Research, ha condotto un’indagine su “La lettura nei mesi dell’emergenza sanitaria”, che analizza i comportamenti di lettura e di acquisto di libri, e-book o audiolibri tra marzo e aprile 2020. Dalla ricerca emergono quattro dati allarmanti. Il calo dei lettori “deboli”: a marzo 2019 il 73% degli italiani (15-74 anni) dichiarava di aver letto almeno un libro, un e-book, o ascoltato un audiolibro. A maggio 2020 lo ha fatto il 58%. Nei mesi di marzo e aprile 2020 il valore scende al 50%. Il calo dei lettori “forti”: coloro che leggono almeno dodici libri all’anno passano da 4,4 milioni nel 2019 a 3,5 milioni nel 2020. Il calo delle vendite: i lettori che hanno acquistato libri nei dodici mesi precedenti passano dal 63% nel 2019 al 35% nel 2020. Se i lettori forti nel 2019 generavano acquisti per 51,4 milioni di copie, questo valore crolla a 30,2 milioni di copie nel 2020 (-41%). Durante il lockdown è esplosa la percentuale di lettori (51%) che ha letto libri presenti nella biblioteca di casa; si è affidato agli store online il 39% dei lettori, mentre le librerie sono crollate dal 74% al 20%. L’aumento dei non lettori: si passa dal 42% nel 2019 al 50% nel 2020. Quasi la metà (il 47%) di chi tra marzo e aprile non ha letto alcun libro, nessun e-book, non ha ascoltato un audiolibro, indica come prima ragione la mancanza di tempo; il 35% la mancanza di spazi tranquilli; il 33% le preoccupazioni; il 32% afferma di aver dedicato più tempo alla lettura di giornali e periodici (di carta e online) rispetto a quella dei libri” (Dati presi dal sito https://www.osservatore.ch/la-lettura-in-crisi-dopo-il-crollo-nel-lockdown-segnali-di-ripresa_32900.html)

Ma perchè questo calo se come dice Mason Cooley “Leggere ci da un posto dove andare anche quando dobbiamo rimanere dove stiamo”?

I fattori possono essere molteplici: crisi economica, chiusura delle biblioteche pubbliche, preferenza di serie televisive con annesso cambio delle abitudini giornaliere del lettore medio, perdita della tranquillità nell’ambiente domestico. Oggi vorrei analizzare questo ultimo fattore.

E’ innegabile che il Lockdown come prima conseguenza ha portato l’intera famiglia a riunirsi sotto l’unico tetto. Fattore positivo per rafforzare i legami interfamiliari ma negativo per quando riguarda la perdita della tranquillità nell’ambiente domestico. Fondamentale per ogni lettore è trovare un angolo per la lettura, quel Reading Spot dove immergersi nella lettura. Ma come ritrovare il nostro Reading Spot?

Prima di tutto deve essere un posto ben illuminato, che sia di luce naturale o artificiale non importa, ma deve permetterci di poter leggere bene e creare un ambiente adatto per immergerci in essa. Personalmente preferisco le luci calde, che coccolano la mia vista e che mi inducono a pensare ad un ambiente tranquillo.

In secundis deve essere comodo. Abbondante di cuscini, coperte se fa freddo e comodo per il nostro corpo che durante tutta la giornata è stato attivo.

Silenzioso. Questo è il fattore più difficile in una casa traboccante di persone. Personalmente con tre bambini il momento della lettura è nella messa a letto. Stendermi con loro mentre tenendo la manina posso leggere il mio libro è il momento più dolce e atteso della giornata.

Se volete rendere il vostro Reading Spot indimenticabile ricordatevi di accogliere sempre il vostro amico a quattro zampe. Accoccolato sulle vostre gambe o in grembo, accompagnerà le ore di lettura.

Se dovesse addormentarvi durante la lettura, il libro ha svolto il suo lavoro principale: Farvi viaggiare rimanendo fermi. Buona lettura a tutti!

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Libri più venduti settimana 8/14 Marzo

1* Un té a Chaverton House di Alessia Gazzola

2* Stai zitta di Michela Murgia

3*Gli occhi di Sara di Maurizio De Giovanni

4* 21 lezioni per il XXI secolo Youval Noah Harari

5* Prima persona singolare di Haruki Murakami

6* La caduta di Albert Camus

7* Finchè il caffè è caldo di Tashikazu

8*Pian della Tortilla di John Steinbeck

9* La disciplina di Penelope di Gianrico Carofiglio

10* Later. Ediz. italiana di Stephen King

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Recensione: La Nausea di Jean-Paul Sartre

Testo- Dopo aver viaggiato a lungo, Antoine Roquentin si stabilisce a Bouville, in uno squallido albergo vicino alla stazione, per scrivere una tesi di dottorato in storia. La sera, si siede al tavolo di un bistrot ad ascoltare un disco, sempre lo stesso: «Some of These Days». La sua vita ormai non ha piú senso: il passato è abitato da Anny, mentre il presente è sempre piú sommerso da una sensazione dolce e orribile, insinuante, che ha nome Nausea. Un romanzo trasgressivo e ricchissimo, sempre attuale, che ci restituisce il disagio del mondo in agonia alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Il libro piú libero di Sartre, il piú disinteressato e il piú appassionato insieme.

Scheda Valutativa- Leggendo questo romanzo, ho vissuto il periodo dell’espressionismo francese. Il filosofo Sartre , in questa opera sempre moderna, mette in risalto come la struttura sociale, incidi sulle emozioni del singolo, provocandogli una nausea nei confronti nella vita stessa. Mi sono domandata come mai non avesse utilizzato il termine “noia” al posto di “nausea” e la risposta a questo mio quesito è racchiusa nelle pagine del romanzo stesso: sebbene la “noia” sia un sentimento di passiva indifferenza nei confronti della vita, la “nausea” è un malessere fisico che disorienta e ha bisogno di una medicina per guarire. Medicina che il filosofo Sartre trova nell’arte e nell’amore. Il protagonista attraverso un cammino introspettivo di ricordi legati alla sua ultima relazione con l’affascinante Anny e l’amore per la storia settecentesca parigina, arriva alla consapevolezza che la vita essendo esisteza va vissuta interamente.

Impegnativo ma lo consiglio a tutti coloro che hanno bisogno di respirare libri che hanno segnato la cultura internazionale. Voto 5/5.

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Recensione: Tradita di Danielle Steel

Testo- A 39 anni, Tallie Jones vive il sogno hollywoodiano. Ex attrice, oggi è una regista di successo: i suoi pluripremiati film ottengono il plauso della critica e le ovazioni del pubblico. Allo sfarzo e al mondo glamour di Los Angeles, Tallie preferisce però una vita semplice, lontana dalle luci della ribalta: quel che conta per lei è la famiglia, il lavoro, gli amici. La sua cerchia include poche, care e fidate persone: suo padre; sua figlia, con la quale ha uno splendido rapporto; il suo partner e coproduttore Hunter Lloyd e Brigitte Parker, la sua migliore amica e assistente personale. Ma qualcosa scuote le fondamenta di quella vita perfetta. Mentre Tallie sta dirigendo il film più importante della sua carriera, iniziano a emergere piccoli problemi: un controllo rivela che ci sono preoccupanti discrepanze nei suoi rendiconti finanziari, ricevute fiscali suggeriscono attività e spese delle quali non è a conoscenza. Qualcuno vicino a Tallie le sta segretamente rubando enormi somme di denaro. Il suo mondo, una volta luogo sicuro di collaboratori fidati e affetti saldi, improvvisamente vacilla. Dopo una serie crescente di rivelazioni sconvolgenti, Tallie dovrà affrontare la dura verità: che qualche volta la fiducia può essere la più grande e amara delle illusioni.

Scheda Valutativa- Mi sono approcciata a questo romanzo di Danielle Steel, casa editrice Sperling & Kupfer, anno 2017, pensando che fosse un romanzo dalla trama scontata. Sebbene i primi capitoli siano risultati facilmente deducibili, pagina dopo pagina la storia ha assunto sfumature sempre più elaborate, rivelandosi un vero colpo di scena sul finale. Ho apprezzato il linguaggio ricercato e formale e la capacità, tipica di questa scrittrice la cui fama è internazionale, di mettere il lettore a proprio agio, trasmettendo emozioni sempre più elaborate. Come ho già riscontrato in altri romanzi della Steel, denso e ricco di emozione è il rapporto tra la protagonista e la figura paterna, figura che è come porto sicuro nei momenti di difficoltà, indipendentemente se sia giovane o in età avanzata. Un rapporto quello tra padre e figlia capace di arricchire ed emozionare sempre. Consiglio la lettura a tutti coloro che necessitano di un romanzo leggero, che li culli al riposo serale. Voto 3/5

Hands writing on old typewriter over wooden table background

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