Recensione: La sovrana lettrice di Alan Bennett

Buon fine settimana amici di Reading with Ylenia,

oggi parleremo del romanzo di Alan Bennett, La sovrana Lettrice, casa editrice Adelphi, anno 2011. In questo bellissimo libro dedicato alla Regina Elisabetta II, lo scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e attore britannico ci mostra come ogni età sia adatta per incominciare ad aprirsi alla lettura. La storia si apre con la sovrana, che casualmente, scopre il furgone contentente la biblioteca circolante del distretto di Westminster e, libro dopo libro, consigliatele da un lavapiatti del palazzo che era lì per prendere in prestito un libro, si appassiona a questo mondo culturale talmente tanto da modificare anche il suo modo di vivere. Ho apprezzato la prosa semplice e leggera, l’ironia pungente della graziosa donna di ottant’anni, che viene descritta con un aspetto composto e fragile ma con un’intelletto arguto e lucido.

«I libri non sono un passatempo. Parlano di altre vite. Di altri mondi. Altro che far passare il tempo, Sir Kevin; non so cosa darei per averne di più.»

Ad accompagnare questo crescendo ci sono riferimenti a numerosi autori e periodi storici conservado il tradizionale humor british pungente e coinvolgente. Potrei continuare all’infinito nel parlarvi di questa fantastica donna e del suo mondo reale ma non volendomi sbottonare molto e lasciarvi quel pizzico di curiosità vi lascio con il mio voto e la considerazione che la lettura sia adatta, in primis, a tutti coloro a cui non piace o non appassiona leggere. Voto 5/5

Recensione: Anna Bolena. L’ossessione del Re di Alison Weir

Tra i libri storici di questi primi giorni autunnali ho scelto la prosa irresistibile della scrittrice Alison Weir, Anna Bolena. L’ossessione del Re, casa editrice Beat, anno 2019.

Sono sempre stata affascinata dalla figura tragica e impetuosa di Anna Bolena e spesso mi sono chiesta chi realmente fosse questa donna che mise fine al matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’ Aragona. Sono rimasta piacevolmente colpita dalla descrizione della scrittrice Alison Weir che ci mostra la storia di Anna Bolena dal punto di vista della donna stessa. Seppur non ci sono molte fonti dirette della stessa, ma tutto ciò che è notoriamente conosciuto avviene attraverso le lettere di Enrico VIII che le scrisse durante i sette anni di corteggiamento, le lettere di Maria Bolena o di altri peronaggi che ne incrociarono il cammino. La storica e scrittrice Weir ci romanza un’Anna cresciuta con l’idea che l’unica cosa importante nella vita fosse l’ascesa del potere e l’affermazione della donna nella società, seppur di femminismo non si può parlare nell’epoca dei Tudors. Possiamo affermare che il tanto desiderato potere di Anna Bolena si ebbe solo con l’ascesa di sua figlia Elisabetta I come regina d’Inghilterra, considerata la regina più amata dal popolo britannico. Innumerevoli sono le citazioni di Christine de Pizar prima donna considerata ufficialmente come scrittrice che mise in evidenza donne importanti nella storia dell’umanità. La prosa della Weir è scorrevole e piacevole, adatta a tutti coloro che necessitano di una lettura capace di attrarre senza mai appesantire, adatta anche a chi si può dedicarsi alla lettura solo nelle ore serali. Voto 5/5

Recensione: La famiglia Aubrey di Rebecca West

Primo della trilogia sulla saga della famiglia Aubrey, Rebecca West ci accompagna pagina dopo pagina nelle vicende della famiglia da fine Ottocento fino quasi tutto il Novecento. La prosa è semplice e i numerosi dettagli rallentano la lettura. Sebbene pagina dopo pagina la storia risulta soporifera, riesce in ogni caso a catturare il lettore attraverso piccole gocce di dettagli coinvolgenti in un mare ordinario. Voce narrante di questo primo volume è quella di Rose che ci presenta i familiari immersi nel loro quotidiano e ne descrive dettagli fisici, caratteriali e fragilità che permettono al lettore di farsi un quadro generico su ogni membro della famiglia. La vita di questa umile famiglia ruota intorno a Piers, capofamiglia visto dai figli come l’eroe senza macchia ma che in realtà è un giocatore d’azzardo e li costringe a continui traslochi dal Sudafrica all’Inghiliterra passando per Edinburgo. Dote positiva è la scrittura che gli permette di essere un giornalista di successo. Particolarmente a cuore mi è stato il personaggio di Clare, moglie e madre sempre nervosa e preoccupata per i guai finanziari che si trova a gestire a causa del marito, in fanciullezza era stata una pianista di grande successo e riesce a trasmettere la medesima passione alle figlie gemelle Rose e Mary. Con la puzza sotto al naso è la primogenita Cordelia, unica figlia ad aver erenditato i tratti fisionomici paterni e per tanto considerata la “prediletta”. Piccolo, discreto e capace di intenerire il cuore è Rechard Quin, quarto ed ultimo figlio della famiglia Aubrey. Rose ci parla di Rechard come unico fratellino che ha erenditato il nome dello zio paterno morto in gioventù. Consiglio questa lettura a tutti gli amanti delle saghe family e a chi piacciono le ambientazioni ottocentesche. Voto 3/5

Recensione: “L’Inverno dei Leoni” di Stefania Auci

Dopo due anni da “I Leoni di Sicilia”, Stefania Auci, ritorna a parlare della Famiglia Florio con il romanzo “L’inverno dei Leoni”, Narrativa Nord, 2021. In questo romanzo, come in quello precedente, si intreccia alla storia italiana, la crescita dell’impero dei Florio e storie di amore e vita che suscitano nel lettore un turbine di emozioni talmente vario da incollarlo pagina dopo pagina.

Dopo la lettura del primo romanzo, avevo grandi aspettative rivolte verso questa seconda lettura. Avevo timore che non riuscisse a catturarmi sufficientemente come l’intensità che le vite di Paolo, Ignazio e Vincenzo mi avevano suscitato. Portavo dentro di me la storia di Vincenzo e Giulia e del loro amore nato di nascosto e poi ufficializzato solo dopo la nascita di Ignazio, unico erede della Famiglia Florio. Ho riposto in libereria “L’Inverno dei leoni” solo pochi minuti fa e già so che sentirò la mancanza della penna di Stefania Auci, dell’intensità e chiarezza con cui intreccia fatti storici alla quotidianità di vite concluse da più di duecento anni. Ciò che ho maggiormente apprezzato è il lato introspettivo dei personaggi. Sebbene Vincenzo, Ignazio e Ignazio junior codividono lo stesso stile di vita e le medesime aspirazioni, ognuno di loro ne esprime un immagine differente. Per Vincenzo, Casa Florio è la rivoncita delle ceneri di origini povere, nate sotto il giudizio dei compaesani di essere solo “pidocchi arricchiti”. Per Ignazio, Casa Florio è acquisizione del tanto sospirato sangue nobile, nato a dispetto di un amore più profondo vissuto nel tepore spagnolo. Ignazio junior vede in Casa Florio un futuro florido nonostante non si senta pronto a continuare a far screscere una dinastia forte e riconosciuta in tutta Europa. Ma la vera rivelazione di questo romanzo sono le donne. Giovanna, Giuia e Franca nonostante tradimenti, matrimoni non corrisposti e morti infantili, figli che non avranno mai i capelli bianchi e ruge sul viso, portano il dolore di madri mancate sotto abiti lussuosi e gioielli luccicanti, trasformando la Casata da imprenditori a veri e propri nobili che contribuiscono socialmente alla vita pubblica siciliana. Franca in maggior modo con il suo stile elegante, desiderata da pittori come Boldini, musicisti come Puccini e descritta “l’unica” dallo scrittore d’ Annunzio, diventa promotrice dello stile Liberty prima ancora che questi si affermasse in Europa e trasformando Palermo snodo culturale del Sud Italia.

Mentre leggevo la saga dei Florio, mi sono sentita trasportata nella polvere dei pavimenti del 1799, ho lavato le mani e il viso nei catini del 1880 e indossato le perle al collo su abiti voluminosi e ricchi di piume della Belle Epoque. Un libro che ogni italiano dovrebbe leggere, perché intrinseco di storia, cultura e affermazione del nostro paese a livello internazionale. Voto 5/5

Recensione: Jene Eyre di Charlotte Bronte

Il libro che oggi presenterò è la creazione di maggior successo di Charlotte Brote: Jene Eyre, pubblicato nel 1847 con lo pseudonimo di Currer Bell. Inizialemte il vero titolo del libro fu “Jene Eyre: An Autobiography” perchè altro non era che l’autobiografia della scrittrice, solo dopo il grande successo il titolo venne modificato e l’autrice lo ripubblicò a proprio nome, conservando comunque lo stile autobiografico. Il romanzo infatti è scritto in prima persona e spesso ci sono diciture come “Mi rivolgo ai miei lettori…”

Trama- Jane Eyre, bambina orfana, viene accolta presso i parenti dopo la morte dei genitori. In questa sua nuova famiglia Jane non è ben accetta pertanto all’età di dieci anni viene mandata presso un collegio femminile di orientamento cattolico protestante. Nonostante la durissima disciplina e la prematura morte della sua migliore amica, deceduta per turbercolosi con altre compagne, a causa delle pessime condizioni in cui è tenuta la struttura in cui risiedono, Jane prosegue gli studi, che ultima con successo, e successivamente opera all’interno dello stesso istituto come stimata insegnante. Questa professione la rende una donna libera ed indipendente, permettendole di coltivare i suoi interessi. Stanca della monotornia del collegio decide di trovare un’occupazione presso la dimora di Thornfield Hall, appartenuta da sempre alla nobile famiglia dei Rochester, dove svolge il ruolo di istitutrice per Adele, la figlia adottiva del padrone di casa, il misterioso Mr. Rochester.

Questo periodo da istitutrice trascorre serenamente fino al giorno dell’improvviso arrivo di Mr. Rochester, un uomo imponente e sarcastico, che è subito colpito dalla vivida intelligenza e dall’indipendenza di spirito di Jane. Il rapporto tra i due attraversa varie traversie, tra cui l’annunciato e poi disdetto matrimonio di Mr. Rochester con Blanche Ingram, una donna bellissima che vuole sposarlo soltanto per interesse. Infine Mr. Rochester scopre che l’amore che egli sin dal primo momento aveva riposto in Jane è ben corrisposto, e perciò le chiede la mano.

Ma un terribile segreto è racchiuso tra le mura di Thornfield Hall e viene fortuitamente rivelato il giorno stesso delle nozze tra Jane e Rochester: l’uomo è già sposato con Bertha Mason, una donna completamente pazza e tenuta segregata nella soffitta di Thornfield. Rochester nutre un sentimento di pietà ma anche di rabbia per Bertha, che non gli ha mai permesso di abbandonarla al suo difficile destino. Jane, combattuta tra le insormontabili regole religiose e morali e il sincero amore per Rochester, lascia precipitosamente Thornfield.

Sull’orlo della morte per inedia, viene accolta in casa di un ecclesiastico, St. John Rivers, e delle sue due sorelle. Poco dopo, trova lavoro come maestra in una scuola rurale. Nel frattempo approfondisce la conoscenza con il giovane, bello ed idealista St. John e, quando le arriva la notizia improvvisa di una grossa eredità e del fatto che St. John e le sorelle sono suoi parenti prossimi, divide l’eredità con loro. St. John le propone di sposarlo e di andare in missione in India con lui, ma Jane rifiuta e decide di ritornare dal signor Rochester. Scopre però che in seguito ad un incendio, provocato dalla stessa moglie Bertha, è rimasto vedovo, cieco da un occhio e mutilato (ha perso sia l’altro occhio che una mano). Jane e Mr. Rochester possono così convolare a nozze e Adele torna dal collegio dove era stata mandata per vivere con loro. Alla fine del libro, Mr. Rochester riacquista parzialmente la vista. In questo modo potrà vedere insieme a Jane il loro primogenito.

Scheda valutativa- Parlare di Jene Eyre vuol dire parlare di una donna con un carattere forte e sincero, tanto sincero da sembrare sfrontato. Mi sono chiesta sin da subito perché il romanzo di Charlotte Bronte partisse dai dieci anni della piccola Jene, la risposta mi è arrivata mentre riflettevo sul carattere fisico della vita di una donna. Intorno ai dieci anni, la donna subisce quello scatto di crescita che la porta dalla fanciulezza all’età adulta. Il ciclo mestruale segna di netto questa trasformazione ed è proprio quello che si aspetta la sua tutrice, la Signora Reed mandandola in un collegio femminile cattolico protestante, ella si aspettava che il rigore, le prove fisiche, la mancanza di cibo e le interminabili ore di studio e preghiera facessero diventare la fanciulla una donna che non parla apertamente ma utilizzi aforismi per esprime il proprio parere, se richiesto. In realtà il temperamento di Jene non subisce un arresto, bensì si evolve e cresce come spine su una rosa. Jene diviene una donna che pur non esprimendo apertamente i propri sentimenti, non nasconde l’idea di avere pari diritti degli uomini, difende già in tenera età le sue coetanee dall’ingiustizia di essere private dei propri capelli, simbolo della femminilità. Momento toccante è quando si reca sul letto di morte della sua amica Helen per darle l’ultimo saluto. Una scena che rimarrà nel cuore di noi lettori. Quello che ho maggiormente apprezzato di questo personaggio è la forza nascosta sotto vesti di donna delicata, piccola, mansueta.

La seconda figura che ci viene mostrata è quella di Sir Edward Fairfax Rochester, un uomo incapace di esprimere dolcezza e che ha maniere brusche. Un uomo con cui Jene si identifica perché, per mio parere, altri non è che la sua versione al Maschile: una famiglia che non lo accetta, una persona ligia nell’assumersi responsabilità che gli vengono affidati senza che egli lo voglia, tratti in comune con protagonista.

Sir Edward Fairfax Rochester a Jene Eyre

Voto 5/5

Recensione: Lettere d’amore da Montrematre di Nicolas Barreau

” Vieni, mia amata, che io t’abbia ancora come allora, a maggio.”

Si apre così il romanzo di Nicolas Barreau, Lettere d’amore da Montrematre, casa editrice Feltrinelli, anno 2019.

Trama- Protagonista è il giovane scrittore Julieu Azoulay, padre da quattro anni del piccolo Artur e vedovo di Hélène scomparsa prematuramente a causa di un tumore. Dopo sei mesi dalla scomparsa di Hélène, Julieu decide di mantenere l’ultima promessa fattale: scriverle trentatré lettere, una per ogni anno che ella ha vissuto. Lettere che lo scrittore deporrà in uno scomparto segreto ricavato nella lapide e che un giorno improvvisamente spariranno lasciando posto a delle “risposte” enigmatiche.

Scheda Valutativa – La carica emotiva che mi ha lasciato questo romanzo mi ha portato a scrivere di getto questa recensione, non aspettando i soliti due giorni per schiarirmi le idee. Il personaggio di Julien Azoulay è l’uomo che ogni donna eterno vorrebbe al suo fianco per sensibilità, cultura e dolcezza che ragala a massicce dosi anche alla famiglia che lo circonda. Nelle lettere ch’egli scrive sono presenti riferimenti a poeti e autori che intensificano culturalmente la lettura e fanno sì che, per i più affezionati, ci si premunisce di matita e si incominci a ricavare aforismi che segnano l’animo dell’Io lettore. Per definire il protagonista in poche parole vorrei ultilizzare le parole dell’autore trovate nella pagina delle Note (che nessuno mai legge)

“Mi è sembrata una prospettiva rassicurante, che in quel luogo dove anni prima molti avevano trovato l’ultima dimora la vita andasse avanti. Su quella stessa terra in cui alcuni sono sepolti altri camminavano, seguivano i propri pensieri, si scambiavano un sorriso” Nicolas Barreau

Con la consapevolezza che, aggiungerei io, chi ci lascia sulla terra un giorno ci avrà “…ancora come allora, a maggio”.Voto 4/5

Recensione:La meccanica del cuore di Mathias Malzieu

In questi primi giorni di Agosto vi propongo la lettura dello scrittore francese Mathias Malzieu: La meccanica del cuore, casa editrice Feltrinelli, 2012.

Trama- Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. Intriso di atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton, ritmato da avventure di sapore cavalleresco, La meccanica del cuore è al tempo stesso una coinvolgente favola e un romanzo di formazione, in cui l’autore, con scrittura lieve ed evocativa, punteggiata di ironia, traccia un’indimenticabile metafora sul sentimento amoroso, ineluttabile nella sua misteriosa complessità.

Scheda Valutativa- È un libro young adult adatto a chi vorrebbe dedicarsi alla lettura sotto all’ombrellone o a chi avendo poco tempo ha bisogno di letture poco impegnative a cui dedicarsi ad intervalli irregolari. Attraverso la scrittura semplice ma creativa mi sono ritrovata in un mondo che mi ha riportata in una via di mezzo tra “La sposa cadavere” e “Oliver twist”. L’ingenuità di Jack mi ha particolarmente colpito, così come il suo amore fanciullesco ma eterno che lo porterà a compiere sciocchezze, allontanarsi dai suoi affetti e intraprendere un viaggio per ritrovare Miss Acacia, suonatrice di pianoforte un po’ sgraziata nei movimenti, conosciuta a dieci anni. I personaggi secondari sono eclettici e unici, indispensabili affinché la storia dia un giusto imput per proseguire pagina dopo pagina. Sorprendente il finale, se dovessi definirlo in due aggettivi userei: inaspettato e creativo. Voto 3/5

Recensione: Circe di Madeline Miller

Tra le letture estive mi sono imbattuta, come onde in burrasca, su una grande roccia che appassiona pagina dopo pagina al mondo della mitologia greca: Circe di Madeline Miller, casa editrice Marsilio, anno 2021.

Trama- Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.

Analisi del testo- Sono sempre stata affascinata dalla mitologia greca e per anni ho fatto ricerche e cercato documenti che mi raccontassero le innumerevoli avventure degli dei dell’Olimpo di Omero. Mi sono avvicinata a questa lettura con curiosità sapendo di Circe solo che era una maga e che ha avuto una breve ma intensa storia con Odisseo della durata di un anno Nelle prime pagine ho colto una Circe acerba, sottomessa alla sua famiglia, figlia silenziosa che per rispetto ai genitori veniva pubblicamente disprezzata senza batter ciglio. La profondità e l’accuratezza delle parole usate dall’autrice suscitano nel lettore empatia e creano quel terreno fertile che, nelle pagine successive, coltiveranno la forza e la determinazione della dea. Ho apprezzato il linquaggio semplice e poco articolato che hanno alleggerito una lettura ricca di persoaggi e intrighi. Mi sono sentita talmente appassionata alla lettura da rimanere attaccata ad ogni pagina fino ad ora tarda prosegendo la lettura nei miei sogni e chiedendomi come avrebbe fatto la protagoniosta ad affrontare un nuovo dio superiore a lei o una nuova difficoltà. Consiglio la lettura agli adolenscenti che non sono appassionati di storia e antologia, perchè la Miller è stata capace di lasciarmi dentro la voglia di proseguire con una nuova lettura su questo mondo mitologico. Voto 5/5

Recensione: Northanger Abbey di Jane Austen

Nella vastità dei Grandi Classici mi sono imbattuta nell’opera meno conosciuta di Jane Austen, Northanger Abbay, terminata nel 1803 ma pubblicata solo nel 1818 a causa di un editore che ne acquistò il testo per poi valutarlo indegno di essere stampato. Dato che tredici anni intercorrono tra la composizione e la stampa, nel testo sono presenti note al marigine che spiegano come il tempo ha cambiato lo scorrere della storia.

Trama- Suddiviso in due parti, da quindici capitoli ognuno, protagonista è la diciassettenne ingenua Catherine Morland, che l’autrice descrive ironicamente come un’anti-eroina con l’unica passione della lettura dei romanzi gotici, molto in voga a quei tempi. La ragazza, che abita con la sua famiglia in un villaggio di campagna, viene invitata dai vicini di casa, i coniugi Allen, a trascorrere un periodo di vacanza nella cittadina di Bath, città apice della vita mondana per la media e alta borghesia inglese. I primi giorni a Barth, nonostante serate a teatro, di gala o concerti si presentano per Catherine noiosi per la mancanza di persone con cui scambiare anche pochi convenevoli, ma attraverso la Signora Allen presto fece conoscenza con due famiglie agli antipodi i Thorpe e i Tilney.

Tra un ballo ed un thè Catherine si innamora perdutamente del giovane Hanry Tilney che però a causa di impegni familiari si assenta improvvisamente. Nel tempo che i due giovani rimangono separati la giovane Morland conosce e si affeziona alla più grande e bella delle sorelle Thorpe, Isabella con cui condivide anche la passione per i libri gotici, e viene corteggiata da John Thorpe che cerca di allontanare Catherine da Hanry. Isabella, spinta dall’affetto per Catherine decide di si fidanzarsi ufficialmente con suo fratello, James Morland, ma dal momento che conosceper Frederick Tilney, che ha una posizione sociale più alta di Catherine e James, pone fine al suo fidanzamento e incomincia una frequentazione con quest’ultimo. La tristezza di Catherine per questa profonda delusione viene spazzata via con l’invito all’Abbazia di Northanger, proprietà dei Tilney, e con il tempo che potrà trascorrere con Hanry e sua sorella Eleonore.

L’ Abbazia, essendo scenario tipico dei libri gotici, la porterà a fantasticare di vivere una situazione simile a quella dei suoi romanzi preferiti, sino ad immaginare un delitto, ma nella realtà si accorgerà che le sue erano solo fantasie. Nelle lettere che riceve Catherine viene a sapere che Isabella viene rifiutata da Frederick, che non ha alcuna intenzione di spsarla, e chiede perdono a James.

Il soggiorno dai Tilney procede bene fino a quando Catherine viene bruscamente mandata via di notte. Il Signor Tilney scoprendo che la ragazza non possiede alcuna ricchezza l’allontana immediatamente dal figlio, che però dichiara il suo amore per lei ottenendo alla fine anche la benedizione di lui.

A mio avviso gli interventi ironici della scrittrice creano delle parentisi divententi e incisive all’interno della storia stessa.

“Questo breve accenno sulla famiglia Thorpe ci risparmierà un lungo e particolareggiato resoconto sulla signora, sulle sue passate avventure e dolori che altrimenti ci occuperebbero per tre o quattro capitoli…”

Analisi dei Personaggi – La storia si costruisce principalmente intorno ai personaggi Femminili. Isabella, antitesi di Catherine, rappresenta la furbizia messa in atto per crearsi un buon matrimonio che le permetterebbe di avanzare socialmente. L’autrice, attraverso il personaggio di Isabella, dimostra come la bellezza se non accompagnata anche dalla buontà d’animo diventa effimera. Era da molto che chiudendo un libro non mi capitava di sentire la mancanza di un personaggio. Catherine con la sua ingenuità riesce a proiettare quello che legge nella vita di tutti i giorni e, sebbene poi la realtà risulta del tutto differente, non si arrende a vivere una vita come una storia romantica. Catherine è quello che ogni lettore vorrebbe diventare, la protagonista del romanzo della propria vita. Anche se questo è il romanzo meno conosciuto della scrittrice Austen a mio avviso è il più originale e del tutto superiore sia a Ragione e Sentimanto che ad Orgoglio e Pregiudizio. Voto 5/5

Recensione: Madame Bovary di Gustave Flaubert

Proseguono le letture estive sulle note dei Grandi Classici. Oggi parlerò di Madame Bouvary scritto da Gustave Flaubert, pubblicato nel 1857. Un romanzo fortemente criticato per i forti contenuti immorali ma che oggi ha tanto da insegnare ad una società ampiamente evoluta, o quasi.

Mentre leggevo questo romanzo mi sono più volte domandata perché Floubert avesse scelto una protagonista che si indebita per apparire, tradisce un marito amorevole e premuroso, è una madre che allontana e disprezza la carne della propria carne. Una protagonista che inizialmente è l’immagine della ragazza di campagna, semplice, pronta al lavoro e una volta sposata ha un netto cambiamento verso l’immortalità del tempo. Marco Cavalli Ia descrive come nuovo modello di eoina. Inizialmente avendo l’idea che l’eroe è colui che si misura dal coraggio del suo cuore, non riuscivo a cogliere cosa ci fosse di eroico in Emma. L’autore, pagina dopo pagina, ne spiega il motivo, partendo proprio dal cambiamento che Emma ha avuto a seguito di un matrimonio con il semplice medico di campagna Charles. Emma, dopo un’adolescenza vissuta in convento decide di accosentire ad un matrimonio che nella sua mente sarebbe cresciuto come l’amore romantico che i romazi le avevano descritto, quell’amore che sconvolge la mente e mette in allerta il cuore.

“Ma il desiderio impaziente di una condizione nuova o forse l’eccitazione prodotta dalla presenza di quell’uomo erano bastati a farle credere di possedere finalmente quella passione meravigliosa che fino ad allora era rimasta a mezz’aria, come un gigantesco uccello dalle piume rosa in volo nello splendore dei celi poetici e adesso non poteva credere che la calma in cui viveva fosse la felicità che si era immaginata”

Le stagioni si susseguono e la vita matrimoniale che si era prefigurata si rivela invece una solitudine vissuta dall’alba al tramonto in una casa modesta con un marito a cui piace la vita in campagna e vede in lei la sua massima felicità. Non ottenendo l’amore che si era immaginata la protagonista si costruisce illusoriamente una vita avvolta dal denaro e amicizie nobiliari come una moglie di un medico nella sua mente avrebbe dovuto avere, dove tutti vedendola avrebbero colto non solo la sua bellezza perfetta ma anche il potere che si era costruita. Lo sfarzoso lusso non rendono Madame Bovary lieta della vita che conduce: nelle pagine del romazo si evince il malessere della sua esistenza di donna in quando essere umano pubblicamente limitato. La concessione a diversi amanti non rappresentano altro che il potere e la libertà che ella vorrebbe per sé stessa. Ma come Icaro che volando vicino al sole finisce per bruciarsi così Madame Bovary finisce per far cadere la carriera del marito, indebitarsi  e perdere gli amanti che in lei avevano colto solo il piacere del corpo. Emma perde tutte le sue certezze e colta dalla disperazione decide di mettere fine alla propria vita. Floubert in questo capolavoro mette in scena i vizi capitali che logorando l’anima e ne proclamano la fine. A mio avviso Madame Bovary ha posto le sue certezze nella sua stessa ingenuità, i romanzi descrivono un amore ideale, dove l’altro è la perfezione che ci meritiamo, ma nella vita reale l’amore è cogliere nell’imperfezione di colui/colei che abbiamo affianco la perfezione che stiamo cercando. È un fuoco che va alimentato, scalfendo lati spiglolosi del nostro carattere e non un treno in corsa che chi vuole lo coglie così com’è. Voto 5/5