Recensione: Canne al vento di Grazia Deledda

Buona serata amici oggi vi parlerò della mia ultima lettura “Canne al vento” di Grazia Deledda
Newton Compton Editori, 7 apr 2011.
Prima della mia recensione è oneroso parlare prima di tutto della scrittrice. Grazia Deledda (Nuoro 1871 – Roma 1936) esordì come narratrice su un periodico di moda. Nel 1926 ottenne il premio Nobel per la letteratura. È stata definita la scrittrice del verismo romantico. Restano famosi alcuni suoi titoli: Elias Portolu; Marianna Sirca; La madre. Delle sue opere la Newton Compton ha pubblicato Canne al vento, Marianna Sirca e Tradizioni popolari di Sardegna.
Mi sono avvicinata a questo libro sotto consiglio di una Donna dalla grande sapienza. Ammetto che non conoscevo questa scrittrice e scrutare una lettura tanto appassionante mi ha suscitato diverse emozioni. La prima cosa che mi ha colpito è la descrizione del paesaggio. La Deledda con un linguaggio lirico mi ha riportata nella Sardegna dei primi anni del Novecento governata di notte da folletti e anime defunte e di giorno alla povertà vissuta con onore e fede. Protagonista principale del romanzo è Efix, il “servo” delle dame Pintor, che si cura della loro sopravvivenza dopo la morte misteriosa del padre, Don Zame, avvenuta in occasione della fuga di casa della terza figlia Lia. Quando, diversi anni più tardi, giungerà in paese Giacinto, figlio di Lia, a sconvolgere l’esistenza di tutti, Efix, con la sua sofferta saggezza, cercherà in ogni modo di arginare il disastro finanziario provocato dal giovane dissennato, ma morirà proprio il giorno in cui Noemi, la più giovane delle Pintor, deponendo il suo orgoglio, sposa il ricco cugino Don Predu.
La seconda cosa che mi ha colpito è la descrizione della trasmissione delle tradizoni, sul fiume delle parole poetiche della scrittrice mi sono ritrovata a vivere la festa paesana, della durata di nove giorni, dove tutti condividevano nella povertà ciò che avevano, segno che il paese era considerato come una famiglia gerarchica ove ognuno aveva un ruolo fondamentale per la sopravvivenza stessa della comunità sociale.
La terza, ed ultima cosa di rilievo, è la saggezza di Efix che nei vari capitoli ci trasmette su tutto ciò che si trova ad affrontare. Come descrive l’amore segreto per Lia, che rivede affacciata alla finestra della sua abitazione con gli occhi che già cercavano una via di fuga dal padre padrone. Le preoccupazioni per le tre sorelle Pintor, donne dalle nobili radici ma avvizzite dal tempo che passava e dalle preoccupazioni per la povertà celata, per tanto non più appetibili per i giovani del paese. Il sentimento paterno per il giovane Giacinto che tratta come un figlio da guidare e custodire.
Una lettura che consiglio a tutti coloro che sentono la necessità di andare alle radici della letteratura e cultura italiana. Voto 5/5

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