Recensione: Amo la mia vita di Sophia Kinsella.

Ciao amici lettori.Oggi voglio pararvi dell’ultima opera della Kinsella, Amo la mia vita, Mondadori, 2020. Avete presente il detto “Chi si somiglia si piglia”? Ecco in questo libro questa tesi viene del tutto smontata. Ma facciamo un passo indietro per cogliere meglio il senso della mia frase.

Ava è una ragazza caleidoscopica. Scrive bugiardini per una casa farmaceutica, frequenta un corso di scrittura creativa, aromaterapia e sta sviluppando un romanzo d’amore ottocentesco.
Durante il corso di scrittura creativa che si svolge a sud dell’Italia, nella nostra bellissima Puglia conosce un ragazzo (descritto naturalmente come super figo, muscoloso e naturalmente impavido) Matt, diminuitivo di Matthias. Ad accompagnare questa coppia male assortita ci sono il cane Harold, gli amici (bastardi) di lui e le amiche di lei e naturalmente non poteva mancare la perfetta antagonista Ginevieve.
Partiamo da ciò che non ho apprezzato affato:
La prima cosa irritante è che la scrittrice Kinsella che ha tanto declamato le meraviglie della nostra penisola italica non mostra altro che gli sterioripi degli stranieri: buon cibo, bellissimo paesaggio naturale ma abitanti ignoranti e violenti. Nei due capitoli che dedica al nostro paese si specificano solo questi pochi elementi imprecisi, che tra l’altro l’incipit ci illude che l’intero romanzo dovesse essere dedicato al fantastico viaggio di Ava.
La seconda cosa irritante è la totale mancanza di rispetto della protagonista che da convinta vegetariana non fa altro che imporre le proprie convinzioni alimentari anche a chi ha pareri divergenti al suo. Persino il rapporto con il cane Harold suscita parecche emozioni di perplessità. Ossia mi sembra giusto che quando si porta un cane in un’ambiente non suo è necessario che rispetti le regole che esistono in tale ambiente: ad esempio, se il tuo cane a casa tua dorme sul tuo letto, a casa di un’altra persona è giusto che dormi nella cuccia se il proprietario non gradisce tale abitudine.
Terzo elemento disturbante è l’ostinazione della protagonista a voler necessariamente costruire un rapporto “d’amore” su l’unica attrazione sessuale. I due protagonisti sono totalmente opposti e il lettore si trova spesso a chiedersi “Ma tra qualche anno quando l’attrazione fisica non basterà più, che fine farà questa coppia?” e in un romanzo solitamente questa è una cosa scomoda da dover provare.
Ma passiamo ai fattori positivi:
La penna della Kinsella è come sempre allegra e piacevole alla lettura. Apprezzo i momenti di imbarazzo e l’umorismo inglese che fanno delle sue opere adatte anche per letture adolescenziali.
Il cane Harold è di una simpatia che, io che ho due cani, mi verrebbe voglia di coccolarlo fino allo sfinimento. La Kinsella affronta il problema dell’abbandono dei cani in maniera leggera ma con decisione. Sinceramente è molto apprezzato.
Voto 3/5

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