Biblioterapia: emozioni e libri

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Cari amici lettori,

Oggi vorrei parlarvi di una iniziativa che sta spopolando in tutto il globo e che in Italia sta toccando solo le punte alpine:la Biblioterapia. Per comprendere meglio il vero significato di questo termine e non soffermarmi solo alla prima interpretazione che mi è venuta in mente, ossia terapia dei libri, mi sono recata a questa iniziativa organizzata nella Biblioteca La Magna Capitana di Foggia. Entrando nel grande edificio bianco e varcando le grandi porte a vetro, la prima cosa che mi ha colpito è stato il silenzio quasi assordante (scusate l’ossimoro) che aleggiava nell’aria nonostante la sala conferenze fosse gremito di gente. Era come se ogni partecipante conoscesse la tacita regola secondo la quale in biblioteca vigila il silenzio. Nella sala conferenze un salottino con libri di auto aiuto “Come essere felice di Raffaele Morelli” erano posti in maniera inverosimilmente ordinata su un tavolino di legno posto avanti a grandi divani di un blu cobalto. Nell’attesa dell’inizio sulla mia comoda sediolina la prima domanda che mi sono posta è stata Se è vero che, come afferma la studiosa Carlin Shoulders, durante la lettura un individuo attua un percorso di Indentificazione nel personaggio, Catarsi, ossia un nuovo punto di vista, e Introspezione, ovvero cambiamento, Possono i libri avere degli effetti su di noi e sulla nostra psiche? I libri hanno un potere curativo? A tal proposito ricordo che nel libro di Sophie Kinsella Dov’è finita Audrey? una madre con l’aiuto di una rivista cerca di aiutare il figlio ad uscire dalla dipendenza dei videogiochi, con scarsi successi.

E così ecco che nella mia mente sorge un altro quesito Questo è libroterapia? Se un individuo vive in uno stato di depressione un libro può realmente aiutarlo?

Il Dott. Ciro Mundi, dottore di Neuroscienze degli Ospedali Riuniti di Foggia, ci ha illustrato la mente sia come collegata alle emozioni, siano esse intrinseche o estrinseche, ossia visibili (come la tristezza che provoca il pianto) o vissute interiormente (come la paura) . Pertanto possiamo comprendere, come ci ha spiegato la dott.ssa Gabriella Berardi, direttore della Biblioteca Magna Capitana, che la libroteriapia non è un percorso di auto aiuto dove basta andare in libreria e acquistare un libro per trovare in esso un aiuto duraturo nel tempo ma essa è un percorso dove si pone un Obiettivo iniziale, guidato da un Mediatore, per il Raggiungimento dell’obiettivo stesso. Certo viene spontaneo chiedersi chi siano questi mediatori. Eppene l’ idea è quella di far dialogare diversi saperi e diverse discipline dal
punto di vista metodologico – psichiatria, neurologia, psicologia e
letteratura – per affrontare il tema delle emozioni partendo dalle
suggestioni narrative e poetiche, ma anche cinematografiche, musicali e
pittoriche. (ct. CSV Foggia)

Ma cerchiamo di fare un passo indietro.

Partendo dall’ affermazione di Aristotele, il quale sosteneva che la narrazione purificasse dalle passioni e producesse dei cambiamenti nella nostra psiche, possiamo dire che è vero che il libro ha degli effetti lenitivi e ci da un giusto self help, ma se il medesimo libro lo poniamo in un gruppo di individui che condividono il medesimo problema sociale, come può essere la depressione, e poniamo all’interno del medesimo gruppo un mediatore, quale un medico o una figura professionale di riferimento, che ha poi la possibilità di constatare se il libro posto ha avuto effetti reali sul problema sopracitato, questo è un effetto di libroterapia.

Ecco che si fa largo dentro me un altro quesito: Perché Biblioterapia? Per la libroterapia è importante il luogo?

Cari lettori, sono andata a questo convegno nelle vesti di mamma, moglie, casalinga e amante della lettura, donna che ha a che fare con le preoccupazioni di tutti i giorni: garantire ai propri figli sani principi, giusta istruzione, un presente con una giusta comunicazione, un’ambiente familiare salutare per la loro psiche e la loro anima ed ecco che come varco le grandi porte a vetro tutto tace. I pensieri, le preoccupazioni, l’essere donna, madre e moglie. Nella biblioteca, come quando ci si immerge nell’acqua tutto prende una nuova forma e ci si sente più tranquilli e avvolti dall’odore delle pagine stampate si cercano nuovi punti di vista e nuovi metodi per cercare di arginare i problemi. L’ambiente è fondamentale per la libroterapia che nella biblioteca si attua con la Biblioterapia e prende forma non come un gruppo di lettura, ove tutti condividono la medesima passione per i libri ma come gruppo di Biblioterapia, ove invece tutti condividono lo stesso problema e mettono a disposizione le medesime conoscenze per formarne una nuova.

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I miei ringraziamenti vanno alla Dott.ssa Gabriella Berardi, direttore della Biblioteca della Magna Capitana che ci ha parlato di Biblioterapia e Biblioteche. Al Dott. Ciro Mundi, direttore del dipartimento di scienze neuropogiche degli Ospedali riuniti di Foggia che ha esplicato in maniera soddisfacente il collegamento tra Emozioni e Neuroscienze. Il Dott. Angelo Graziano, Neuropsichiatra e Psicoterapeuta, Presidente AS. I. N. che ci ha parlato ampiamente delle Emozioni e Medical Humanities.