“Mamma mi leggi un libro?”

Cari amici Lettori,

qualche tempo fa vi parlai del difficile compito di un genitore nel far appassionare alla lettura il proprio bambino e in tal occasione affrontammo insieme le diverse tipologie di libro associate alla scansione temporale di crescita dell’infante. Oggi vorrei parlarvi di un’altra iniziativa che può far compiere al vostro bambino un passo in questa direzione, ossia partecipare a degli incontri culturali di lettura per bambini.

Con il mio bambino di 3 anni partecipai a questa bellissima iniziativa organizzata da Parcocittà in collaborazione con la Biblioteca pubblica:

“Letture Piccine. Ventennale nati per leggere”.

Dopo che attraversammo mano nella mano un piccolo giardino adornato da sculture tridimensionali di arte contemporanea, ci recammo verso una porticina che portava in una piccola sala con poltroncine realizzate con bancali di legno e materiali di scarto. Ciò che saltò immediatamente al mio sguardo fu una piccola struttura a forma di libro la cui scritta elementare, posta al di sopra di un disegno di bambini e coniglietti che leggevano sotto ad una grande quercia, enunciava “Un mondo di bambini che leggono”. fu una cosa che non notai solo io dato l’afflusso di bambini che, come Odisseo attratto dal canto delle sirene, vi si recarono per scoprire al suo interno un mondo di libri di ogni dimensione forma e consistenza.

Dopo aver atteso qualche minuto fece il suo ingresso con una grande busta blu tra le mani la bibliotecaria, una donna distinta con occhiali tondi che esegue questo lavoro con passione da trent’anni. Dopo aver richiamato la nostra attenzione e aver preso posto iniziò subito con qualche giusto consiglio per noi genitori: come mettere sempre a disposizione i libri dei nostri piccoli ponendoli in una cesta e non su uno scaffale irraggiungibile alle manine dei bambini, oppure leggere ai nostri bambini utilizzando espressioni facciali, contatto fisico e peluche che abbiamo a nostra disposizione. Aperta la grande busta blu tra filastrocche e storie ha avuto inizio il viaggio all’interno della lettura.

Un libro su dieci peperelle di gomma che si sono smarrite mentre venivano trasportate in mare ci hanno fatto conoscere gli animali dell’oceano e ci hanno insegnato che nessuno è realmente smarrito se un’avventura lo porta a conoscere nuovi amici. Una mano in un libro si è trasformata nei raggi del sole, nella formichina che salendo ci fa il solletico e ci ha illustrato come sbocciano i fiori. Un libro di differenti materiali ci ha fatto conoscere il guscio liscio di una lumaca o la ruvidezza della corazza di una tartaruga. Un libro ci ha fatto conoscere i colori associati alle emozioni, che delle volte come un arcobaleno che parte dal rosso rabbia al verde stanchezza, passando per il rosa dell’amore, alla fine ritorna sempre alla gioia rappresentata dal giallo. Infine, un libro ci ha insegnato che il rimprovero dei genitori, che può avvenire come narra il racconto la cui morale è stata tratta, dall’allontanamento del piccolo incuriosito dal mondo, serve per proteggerci e farci crescere nella scoperta accompagnata.

E’ stato un incontro educativo per i bambini ma anche per gli adulti, un momento di interazione e comunicazione che ha rafforzato il legame naturale tra genitore e figlio. Un momento di incontro con nuovi bambini e genitori che condividono con te l’amore per la lettura. Un’esperienza che consiglio a tutti voi amici lettori.

Tornata a casa arricchita da un’ora di lettura con il mio bambino, lui guardandomi con i suoi grandi occhi verdi, due sfere perfette nelle quali mi perdo, mi sorride e dice:

“Mamma mi leggi un libro?”

dav

Si papà. La libreria c’è ancora ed è più grande di prima. I libri esistono, perché il mondo, sempre, ha bisogno di storie, ha bisogno di parole. In fondo, se un genio non avesse scritto, se monaci sapienti non avessero conservato, se un’intelletuale coraggioso non avesse cercato, oggi l’umanità sarebbe più stupida. Il talento, la memoria, il viaggio. Eccola la vita che lascia le orme, papà.

Walter Veltroni.

Ho sempre amato un racconto di quel genio di Delmore Schwartz che si intitola Nei sogni cominciano le responsabilità. E’ la storia di un uomo che entra in un cinema e vede magicamente sullo schermo l’incontro con i suoi genitori, il corteggiamento che ne è seguito e il momento in cui suo padre chiede a sua madre di sposarlo. Allora il protagonista urla, nella sala muta: “Non fatelo. Non è troppo tardi per cambiare idea, tutti e due”. Vorrebbe impedire che lo concepiscano, perché non aver vissuto convinto, come in fondo è, “che la realtà è sempre inferiore alle aspettative”.

Io invece amo la vita, tutta quella che ho vissuto (…) le cadute e le sorprese, le risate e i tradimenti, le passioni e le delusioni. Se la ripenso mi sembra una bellissima storia, come in fondo lo sono tutte.

Ciao di Walter Veltroni, casa editrice Rizzoli, 2015. 

Recensione L’uomo che cade di Don Delillo

Cari amici lettori,leggendo questo breve testo di Don Delillo, L’uomo che cade, casa editrice Einaudi, anno 2007 si sente veramente la sensazione di stare sulla Torre sud e scendere le scale metre tutto crolla. Il testo racconta la storia di Keith Neudecker che lavorava nelle Twin Towers e sopravvive al crollo di una
delle due. Si ritrova coperto di cenere, vetro e sangue, in mano stringe
una valigetta non sua. Scioccato, si fa portare a casa della moglie
Lianne, dalla quale si era separato da oltre un anno. Keith e Lianne
cercano di riavvicinarsi, con loro c’è il figlio Justin, che passa le
giornate scrutando il cielo alla ricerca di altri aerei mandati da Bill
Lawton (cosí, con i suoi amici, Justin storpia il nome di bin Laden).
Dalla valigetta Keith risale a Florence, un’altra sopravvissuta, che
inizia a frequentare all’insaputa della moglie. Una relazione, anche
sessuale, retta sul trauma che li accomuna. Nella seconda parte compare
Nina, la madre di Lianne. Da dopo il suicidio del marito sta con Martin,
un uomo ambiguo che ha vissuto tra gli Stati Uniti e l’Europa: un
miscredente, un occidentale, un bianco, ma forse anche un terrorista.
Tre anni dopo, il tentativo di ricostruire la famiglia è fallito: Keith
trascorre lunghi periodi in viaggio, da Parigi a Las Vegas, immerso nei
tornei di poker, assorbito in una vita che lo riduce quasi una cosa;
Lianne aiuta con corsi di scrittura creativa anziani affetti
dall’Alzheimer e si è avvicinata alla religione cattolica. Le loro vite
sono intersecate dall’uomo che cade, un performer che si lancia in
caduta statica da vari punti della città, assumendo le posizioni di un
uomo che si era buttato dalle Torri prima del crollo: “a testa in giú,
con le braccia tese lungo i fianchi, un ginocchio sollevato”. È un libro che è difficile da seguire per i passaggi repentini tra i vari personaggi e/o i passaggi temporali, bisogna necessariamente concentrarsi per cogliere le sfumature, ma è talmente intenso che ti cattura dalla prima all’ ultima pagina e ti riporta alla memoria il giorno in cui il mondo venne segnato dall’ennesima cattiveria dell’uomo in nome di Dio. I vari personaggi si pongono numerose domande e ognuno affronta la verità a modo proprio come ognuno di noi ha voluto poi argomentare il proprio perché per dare un senso a un tale spreco di vite umane. Vi lascio con una citazione del libro:

Il traffico si era nel frattempo pressoché fermato. C’era gente che gli gridava contro, indignata dallo spettacolo, da quella messinscena dell’umana disperazione, l’ultimo respiro fugace di un corpo, e ciò che tratteneva. Tratteneva lo sgiardo del mondo, pensò lei. (…) la figura in caduta che trascina con sé un terrore collettivo.

Voto 4/5

I vostri figli di Khalil Gibran.

I tuoi figli non sono figli tuoi.

Sono i figli e le figlie della vita stessa.

Tu li metti al mondo ma non li crei.

Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.

Puoi dar loro tutto il tuo amore,

ma non le tue idee.

Perché loro hanno le proprie idee.

Tu puoi dare dimora al loro corpo,

non alla loro anima.

Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,

dove a te non è dato di entrare,

neppure col sogno.

Puoi cercare di somigliare a loro

ma non volere che essi somiglino a te.

Perché la vita non ritorna indietro,

e non si ferma a ieri.

Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.