Recensione: Ciao di Walter Veltroni.

ciao di walter veltroniCari amici lettori,

Oggi vi parlerò di questo bellissimo capolavoro di Walter Veltroni, Ciao casa editrice Rizzoli, anno 2015. Walter Veltroni è figlio di Valerio Veltroni, direttore della RAI, giornalista e radiofonico degli anni del Dopoguerra, che venne a mancare all’età di trentasette anni quando suo figlio ne aveva appena uno. Questo romanzo, dalle amabili note malinconiche racconta l’incontro fantastico di Walter, ormai sessantunenne e suo padre ancora trentasettenne. Insieme percorreranno la storia di Roma degli anni sessanta, la vita matrimoniale con Ivanka, i successi lavorativi e i sogni di Valerio Veltroni attraverso le lettere dei suoi più grandi amici come Michael Buongiorno e Alberto Sordi. Questo libro racconta anche dell’infanza di Walter, una infanzia privata prematuramente della figura paterna che viene trascinata anche in età adulta, una mancanza che porterà Walter a chiedersi se almeno negli atteggiamenti e nei tratti caratteriali assomigliasse al padre. La mancanza della parola “papà” che solo in queste pagine riesce a ponunciare per la prima volta.

Personalmente mentre leggevo questo libro pensavo fosse un’opera d’arte trasformata in parole e se mai dovessi scegliere un’immagine artistica da associare sarebbe senz’altro Il vecchietto di Federico Andreotti, dove l’immagine nostalgica tra le mani sarebbe quella di Valerio Veltroni con i capelli pieni di brillantina e un vestito due volte più largo rispetto alla sua figura longilinea. E’ un libro che consiglio non solo per la storia italiana che si respira ma soprattutto per l’amore che lo scrittore riesce a trasmettere verso il padre che oggi potrebbe essergli figlio. Penso che tutti noi dovremmo averne una copia in libreria e assaporarne una pagina per volta per coglierne tutte le sfumature. Vi lascio con qualche riga tratta dal suo libro.

 voto è 5/5

Ma io che ho fatto per te? Ti ho concepito. Ti ho tenuto in braccio, ti ho dato dei baci, finché le forze me lo hanno consentito. Ma non ci siamo mai scambiati neanche una parola. Non ho potuto dirti ciò che pensavo fosse giusto o che non lo fosse. Non ho potuto trasferirti la mia visione della vita e le mie regole morali, opinabili come tutte. Non ti ho mai detto che sbagliavi, come avrei potuto fare. Non ti ho mai abbracciato quando tornavi dopo avercela fatta. Non abbiamo mai litigato, mai ci siamo presi per mano. Non c’ero. Avete fatto tutto da soli. Voi e la mamma.

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