Recensione L’uomo che cade di Don Delillo

Cari amici lettori,leggendo questo breve testo di Don Delillo, L’uomo che cade, casa editrice Einaudi, anno 2007 si sente veramente la sensazione di stare sulla Torre sud e scendere le scale metre tutto crolla. Il testo racconta la storia di Keith Neudecker che lavorava nelle Twin Towers e sopravvive al crollo di una
delle due. Si ritrova coperto di cenere, vetro e sangue, in mano stringe
una valigetta non sua. Scioccato, si fa portare a casa della moglie
Lianne, dalla quale si era separato da oltre un anno. Keith e Lianne
cercano di riavvicinarsi, con loro c’è il figlio Justin, che passa le
giornate scrutando il cielo alla ricerca di altri aerei mandati da Bill
Lawton (cosí, con i suoi amici, Justin storpia il nome di bin Laden).
Dalla valigetta Keith risale a Florence, un’altra sopravvissuta, che
inizia a frequentare all’insaputa della moglie. Una relazione, anche
sessuale, retta sul trauma che li accomuna. Nella seconda parte compare
Nina, la madre di Lianne. Da dopo il suicidio del marito sta con Martin,
un uomo ambiguo che ha vissuto tra gli Stati Uniti e l’Europa: un
miscredente, un occidentale, un bianco, ma forse anche un terrorista.
Tre anni dopo, il tentativo di ricostruire la famiglia è fallito: Keith
trascorre lunghi periodi in viaggio, da Parigi a Las Vegas, immerso nei
tornei di poker, assorbito in una vita che lo riduce quasi una cosa;
Lianne aiuta con corsi di scrittura creativa anziani affetti
dall’Alzheimer e si è avvicinata alla religione cattolica. Le loro vite
sono intersecate dall’uomo che cade, un performer che si lancia in
caduta statica da vari punti della città, assumendo le posizioni di un
uomo che si era buttato dalle Torri prima del crollo: “a testa in giú,
con le braccia tese lungo i fianchi, un ginocchio sollevato”. È un libro che è difficile da seguire per i passaggi repentini tra i vari personaggi e/o i passaggi temporali, bisogna necessariamente concentrarsi per cogliere le sfumature, ma è talmente intenso che ti cattura dalla prima all’ ultima pagina e ti riporta alla memoria il giorno in cui il mondo venne segnato dall’ennesima cattiveria dell’uomo in nome di Dio. I vari personaggi si pongono numerose domande e ognuno affronta la verità a modo proprio come ognuno di noi ha voluto poi argomentare il proprio perché per dare un senso a un tale spreco di vite umane. Vi lascio con una citazione del libro:

Il traffico si era nel frattempo pressoché fermato. C’era gente che gli gridava contro, indignata dallo spettacolo, da quella messinscena dell’umana disperazione, l’ultimo respiro fugace di un corpo, e ciò che tratteneva. Tratteneva lo sgiardo del mondo, pensò lei. (…) la figura in caduta che trascina con sé un terrore collettivo.

Voto 4/5

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