Il paese del sale e delle stelle di Zeyn Joukhader

Una storia sui legami familiari, sull’importanza del racconto, sul fascino delle mappe. Una storia che insegna a trovare la strada di casa.
«Un romanzo meraviglioso e necessario.» – The New York Times
«Una storia di speranza e sopravvivenza. Non perdetelo!» – Booklist
«Un debutto ambizioso, dotato di una scrittura rara e immaginifica allo stesso tempo.» – Kirkus Reviews
«Qualunque cosa accada, puoi trovare la strada di casa»
Il mondo di Nour è fatto di colori. Ogni volta che sente una voce o legge una lettera, davanti ai suoi occhi tutto si tinge delle più brillanti tonalità di verde, rosso, giallo e blu. Ma da quando è ritornata in Siria dagli Stati Uniti, dopo la morte del padre, intorno a lei vede solo grigio: non ci sono più sfumature né riflessi. Ora Nour deve occuparsi da sola delle sue sorelline. A dodici anni è un compito difficile, soprattutto in una terra che ti è estranea. Una terra in cui dovrebbero affondare le tue radici, ma dove non conosci nessuno. Una terra rischiosa, con pericoli nascosti dietro ogni angolo. Ma Nour ha le storie che suo padre le raccontava prima di dormire a farle compagnia. È a quelle parole che si aggrappa per trovare il coraggio di affrontare le difficoltà. In particolare, alla leggenda di Rawiya, la sua preferita, che racconta di una ragazzina come lei, costretta a fingersi uomo per realizzare il suo sogno proibito: far parte di una spedizione che vuole disegnare la carta geografica del mondo. Un’impresa straordinaria, in cui riesce a dimostrare tutta la sua forza. Per Nour, che la conosce a memoria, quella favola adesso ha un significato completamente diverso. E anche la mappa che ha trovato tra i documenti della sua famiglia assume un valore speciale. Forse indica la strada da seguire per mettere in salvo sé stessa e le sue sorelle. Forse è la sua unica possibilità. Quello che deve imparare, però, è che ci sono sentieri tracciati sulla carta e sentieri tracciati nel cuore. Che anche le parole a volte possono essere una guida e una protezione, soprattutto se vengono dalla persona che l’ha amata di più al mondo.

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Più alto del giorno di Valentina Orengo

Mimì ha tredici anni ed è convinta che la vacanza in quel piccolo paese di frontiera affacciato sul mare sia la più noiosa della sua vita. Trascorre le giornate leggendo, seduta sul tronco mozzato di un ulivo, e aspettando che qualcosa succeda. Un pomeriggio, all’improvviso, quasi dal nulla compare Alfred, un ciuffo di capelli a coprirgli gli occhi e i piedi nudi. Da quel momento tutto intorno a lei comincia a cambiare. È lui a farle scoprire che il paese profuma di bucato, di pomodori secchi e di gelsomino. È lui a farle conoscere Scatto, Nero e Scintilla. Insieme a loro trascorre giorni spensierati tra i viottoli che si arrampicano sulla collina, la piazza e la spiaggia. Per la prima volta assapora il gusto della libertà e, mentre il mondo degli adulti si fa sempre più lontano, tutto sembra essere quasi troppo perfetto per essere vero. Ma quel momento incantato è breve. Sulle colline, Mimì e Alfred scoprono un segreto troppo grande per due ragazzini. Un segreto che, nonostante tutto, decidono di non rivelare a nessuno. La realtà irrompe violenta nelle loro vite svelandone le sfumature più cupe. L’amicizia tra Alfred e Mimì diventa ancora più profonda, ma la paura, le cose non dette e il dolore nascosto nelle pieghe imprevedibili degli eventi, segnano la fine della loro infanzia.

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Non perdiamoci di vista di Federica Bosco

È l’ennesimo 31 dicembre, e Benedetta lo trascorre con gli amici della storica compagnia di via Gonzaga, gli stessi amici che, negli anni Ottanta, passavano i pomeriggi seduti sui motorini a fumare e a scambiarsi pettegolezzi, e che ora sono dei quarantenni alle prese con divorzi, figli ingestibili, botulino e sindrome di Peter Pan. Ma quello che, a distanza di trent’anni, accomuna ancora quei «ragazzi» è l’aspettativa di un sabato sera diverso dal solito in cui, forse, succederà qualcosa di speciale: un bacio, un incontro, una svolta. Un senso di attesa che non li ha mai abbandonati e che adesso si traduce in un messaggio sul telefonino che tarda ad arrivare. Un messaggio che potrebbe riannodare il filo di un amore che non si è mai spezzato nonostante il tempo e la distanza, che forse era quello giusto e che torna a far battere il cuore nell’era dei social, quando spunte blu, playlist e selfie hanno preso il posto di lettere struggenti, musicassette e foto sbiadite dalle lacrime. Una nostalgia del passato difficile da lasciare andare perché significherebbe rassegnarsi a un mondo complicato, competitivo e senza punti di riferimento, che niente ha a che vedere con quello scandito dai tramonti e dal suono della chitarra intorno a un falò. Fino al giorno in cui qualcosa cambia davvero. Il sabato diverso dagli altri arriva. L’inatteso accade. La vita sorprende. E allora bisogna trovare il coraggio di abbandonare la scialuppa e avventurarsi a nuoto nel mare della maturità, quella vera.

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La casa degli specchi di Cristina Caboni

La grande villa di Positano è l’unico posto che Milena riesca a chiamare casa. È cresciuta lì, insieme al nonno Michele, e ne conosce ogni angolo, a partire dal maestoso ingresso rivestito da dodici specchi con cornici d’argento intarsiate. Specchi che sembrano capaci di mettere a nudo la sua anima. Milena li ha sfiorati mille volte alla ricerca di risposte, ma un giorno trova qualcosa di inaspettato: un gancio che apre il passaggio a una stanza segreta. All’interno le pareti sono tappezzate di locandine di vecchi film. Quando Milena legge il nome di una delle interpreti non riesce a crederci. È un nome proibito in quella casa. È il nome di sua nonna che, tanti anni prima, è fuggita in America senza lasciare traccia. Frugando tra le sue carte, Milena scopre cose che non avrebbe mai immaginato. Che era un’attrice nella Roma della dolce vita. Che ha lottato per farsi strada in un mondo affascinante, ma dominato dagli uomini. Che i loro sogni sono molto simili. Anche lei vuole calcare le scene, ma ha paura di mettersi in gioco. Fino a quando non si imbatte in alcuni indizi che suggeriscono qualcosa di misterioso e non può fare a meno di chiedersi perché nessuno le abbia mai parlato di sua nonna. C’è solo una persona che può darle spiegazioni, ma Michele è restio ad affrontare l’argomento. Milena è convinta che gli specchi luccicanti che decorano l’atrio della villa abbiano assistito a eventi terribili, che nella storia della sua famiglia ci sia un segreto che nessuno vuole riportare a galla, mentre per lei è vitale far emergere la verità per capire a fondo il presente. Anche se a volte è meglio che ciò che è stato sepolto dal passare degli anni resti tale.

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Recensione: La ragazza del treno di Paula Hawkins

la ragazza del trenoCarissimi lettori,

oggi vi parlerò del libro di maggiore successo della scrittrice P. Hawkins La ragazza del treno, casa editrice Piemme, anno 2015. Questa incredibile storia la cui protagonista è Rachel Watson, 32 anni, una donna di Londra con seri problemi di alcolismo, causati dal fatto che non riesce ad accettare la fine del suo matrimonio con Tom, soprattutto da quando quest’ultimo ha sposato Anna, sua amante già da prima che si lasciassero. Frutto di questa unione è, inoltre, la nascita di una bambina, Evie, evento che acuisce il dolore di Rachel che non era riuscita ad avere figli. A causa del suo alcolismo è stata da poco licenziata, ciò nonostante continua a prendere il treno ogni mattina, fingendo di andare al lavoro per salvare le apparenze con l’amica Cathy, che la ospita in casa sua.
Durante i suoi quotidiani viaggi in treno, per sfuggire alla noia e alla solitudine, osserva la vita delle persone attraverso il finestrino. La sua attenzione si è focalizzata su di una coppia davanti alla cui casa passa ogni giorno e a cui ha dato i nomi fittizi di Jess e Jason, idealizzandoli come la “coppia perfetta”. In realtà si chiamano Megan e Scott Hipwell e la loro esistenza non è così perfetta come sembra. Un giorno Rachel vede dal finestrino Megan con un altro uomo e pochi giorni dopo la donna scompare nel nulla. La notte della scomparsa di Megan coincide con la notte in cui Rachel aveva alzato troppo il gomito ed era rimasta ferita, momenti di cui ha solo vaghi e confusi ricordi. Pensando di essere coinvolta per qualche oscura ragione nella scomparsa di Megan, Rachel inizia ad indagare per conto suo, facendo salire a galla una verità sconcertante.

E’ un libro tutto al femminile raccontato come pagine del diario di Rachel, Anna e Megan che si intrecciano tra presente e passato e che ti lasciano con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. La scrittrice senza usare un linguaggio ridondante o prolisso è riuscita ha rendere questa incredibile storia una lettura piacevo e scorrevole, che personalmente mi ha lasciata sveglia con il libro tra le mani anche fino a tarda notte.

Una lettura che consiglio a tutti coloro a cui piace il genere Hard Boiled, voto 5/5, vi lascio con una frase del libro:

Tu non la conosci. Ma lei conosce te.

Recensione: Ciao di Walter Veltroni.

ciao di walter veltroniCari amici lettori,

Oggi vi parlerò di questo bellissimo capolavoro di Walter Veltroni, Ciao casa editrice Rizzoli, anno 2015. Walter Veltroni è figlio di Valerio Veltroni, direttore della RAI, giornalista e radiofonico degli anni del Dopoguerra, che venne a mancare all’età di trentasette anni quando suo figlio ne aveva appena uno. Questo romanzo, dalle amabili note malinconiche racconta l’incontro fantastico di Walter, ormai sessantunenne e suo padre ancora trentasettenne. Insieme percorreranno la storia di Roma degli anni sessanta, la vita matrimoniale con Ivanka, i successi lavorativi e i sogni di Valerio Veltroni attraverso le lettere dei suoi più grandi amici come Michael Buongiorno e Alberto Sordi. Questo libro racconta anche dell’infanza di Walter, una infanzia privata prematuramente della figura paterna che viene trascinata anche in età adulta, una mancanza che porterà Walter a chiedersi se almeno negli atteggiamenti e nei tratti caratteriali assomigliasse al padre. La mancanza della parola “papà” che solo in queste pagine riesce a ponunciare per la prima volta.

Personalmente mentre leggevo questo libro pensavo fosse un’opera d’arte trasformata in parole e se mai dovessi scegliere un’immagine artistica da associare sarebbe senz’altro Il vecchietto di Federico Andreotti, dove l’immagine nostalgica tra le mani sarebbe quella di Valerio Veltroni con i capelli pieni di brillantina e un vestito due volte più largo rispetto alla sua figura longilinea. E’ un libro che consiglio non solo per la storia italiana che si respira ma soprattutto per l’amore che lo scrittore riesce a trasmettere verso il padre che oggi potrebbe essergli figlio. Penso che tutti noi dovremmo averne una copia in libreria e assaporarne una pagina per volta per coglierne tutte le sfumature. Vi lascio con qualche riga tratta dal suo libro.

 voto è 5/5

Ma io che ho fatto per te? Ti ho concepito. Ti ho tenuto in braccio, ti ho dato dei baci, finché le forze me lo hanno consentito. Ma non ci siamo mai scambiati neanche una parola. Non ho potuto dirti ciò che pensavo fosse giusto o che non lo fosse. Non ho potuto trasferirti la mia visione della vita e le mie regole morali, opinabili come tutte. Non ti ho mai detto che sbagliavi, come avrei potuto fare. Non ti ho mai abbracciato quando tornavi dopo avercela fatta. Non abbiamo mai litigato, mai ci siamo presi per mano. Non c’ero. Avete fatto tutto da soli. Voi e la mamma.